#diariomontano34

L’ho già detto che mi piacciono le Tofane? S’è capito? Bene, continuiamo quindi a sognare le più belle montagne del mondo mentre l’inverno precoce sulle cime abbatte definitivamente tutti i nostri sogni escursionistici nel panorama autunnale. C’è la neve, i rifugi chiudono prima e noi piangiamo lacrime amare.

Torniamo quindi con la mente ad una piacevole quanto faticosa passeggiata quasi autunnale nel lontano 2010 (DIECI anni fa? Che vecchiaia…) quando, sulla strada per le Tofane prendemmo la neve. E non era poi così piacevole, essendo il 31 agosto, vi dirò…

Cason de Rozes
Rifugio Giussani

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 5h
Dislivello in
salita
880 metri
Sentieri 402, 412, 403, 404 Carta Tabacco 03 Cortina d’Ampezzo e Dolomiti ampezzane 1:25.000
Rifugi Rif. Giussani

Salita verso la forcella Col dei Bos

Partiamo dal parcheggio a Cason de Rozes, che si trova sulla strada del Passo Falzarego, versante veneto, prima degli impianti per le Cinque Torri, sulla destra. Da qui parte una strada sterrata nel bosco, la stessa strada militare che conduce alla forcella Col dei Bos, segnata col numero 402 e intercettabile anche dal Passo Falzarego, già descritta qui, per la traversata della Travenanzes.

Rifugio Giussani Earth
In giallo la deviazione al ritorno per il Castelletto

Saliamo dunque nel bosco con pendenza moderata, compiendo alcuni tornanti che ci fanno allontanare dalla meta poiché la strada si snoda sotto il Col dei Bos. Ma proseguiamo con baldanza, nonostante si sia alzato un vento parecchio insidioso e pungente. Arrivano anche alcune nuvole che ci scaricano addosso un po’ di pioggia ghiacciata finissima, oltremodo fastidiosa. Bene, non benissimo. Andiamo avanti.

Saliti oltre il bosco la strada continua a tornanti ma in uno di questi notiamo la deviazione che dobbiamo imboccare: il sentiero numero 412, che si stacca dalla strada sulla destra e si dirige senza indugi verso le creste delle Tofane, mantenendosi in quota, anzi, scendendo un po’.

Rifugio Giussani - sul sentiero
Un'incauta e poco vestita autrice si cimenta con la barretta di cioccolato

Verso il vallone delle Tofane

Prendiamo il sentiero e proseguiamo, sempre sferzati dal vento, fino all’arrivo della teleferica del Giussani, collocata poco più in alto del Rifugio Dibona, sulla strada che arriva dal fondovalle. Siamo dentro al vallone delle Tofane, che si stagliano imponenti davanti a noi e che rendono tutto il resto estremamente insignificante. Pausa cioccolata e via.

Tempistiche

Abbiamo impiegato circa 2h per arrivare qui: siamo a quota 2100, mentre la nostra quota di partenza era circa 1830 metri.

Ora inizia la salita mortale sul sentiero 403: un bel sentiero largo e ben tracciato, tutto a tornanti nel ghiaione enorme del vallone delle Tofane, ben segnalato e visibile. Peccato che la pendenza sia parecchio impegnativa e che tiri un vento micidiale, freddo, che penetra nelle ossa. Le nuvole corrono sopra di noi, faccio pochissime foto perché mi si congelano le mani.

Rifugio Giussani - Tofana
Sei sempre bella, Tofanona

Siamo costretti a fare un paio di soste sul percorso, per mangiare cioccolata e sbattere un po’ piedi e mani, non senza diverse imprecazioni perlopiù dirette al Marito, incolpevole per il clima ma unico depositario (nel lontano 2010) della conoscenza dei luoghi.

Ma più che la fame potè il freddo, così senza indugi ulteriori ci siamo incamminati fino in cima al sentiero, arrivando in un piccolo dedalo di roccette che nascondono il rifugio, mentre imperversava la nevicata. Ebbene sì, nevicava al Giussani, e faceva un freddo porco, lasciatemelo dire.

E noi avevamo i panini, neanche a dirlo. Ma il clima non ci concedeva certo di piazzarci fuori, pertanto abbiamo di buon grado versato l’obolo al rifugista e ci siamo accomodati dentro, al calduccio. Erano tempi di ristrettezze economiche quelle, non si mangiava in rifugio così a buffo. Ah, che tempi.

Rifugio Giussani
Dalla foto non sembra ma è nevicato fino a un minuto prima

Tempistiche

Abbiamo impiegato 1h dal bivio del 403 al rifugio Giussani (quota 2580), che si presenta come una bella casa bianca in parte in legno incastonata nelle rocce ai piedi del vallone delle Tofane. Da qui volendo il sentiero continua e sale sulla cima della Tofana di Rozes, senza troppe difficoltà, ma dato il clima, non ce la siamo sentita.

Rifugio Giussani - Pelmo e Croda da Lago
Da su, la meraviglia del Pelmo e della Croda da Lago

Rientro con sosta al Castelletto

Dopo una cospicua sosta che serviva più a farci riprendere il controllo delle estremità che a farci digerire, decidiamo di ripartire verso il basso, facendo però una deviazione per andare a visitare il Castelletto, dentro la Tofana.

Imbocchiamo perciò il sentiero 404, che in fondo alla discesa del vallone del rifugio si stacca sulla destra e si tiene in alto, sotto le cengie della montagna, e procede mantenendo la quota in mezzo a ghiaioni e pietraie.

Il paesaggio è lunare e molto suggestivo, e consente di ammirare dall’alto un bel po’ di mondo: nel pomeriggio è infatti uscito il sole e ha smesso di nevischiare, così la discesa è stata un po’ più agile.

Rifugio Giussani - sentiero per il Castelletto
Siamo decisamente piccoli

Raggiungiamo in breve il bivio per il Castelletto, che in realtà non è altro che l’attacco della famosa ferrata Lipella, terrificante scala che conduce in cima alla Tofana di Rozes, solo per alpinisti esperti.

Noi facciamo solo una breve serie di gradini ed entriamo nelle gallerie del Castelletto, buie e fredde, con l’acqua che cola dalle pareti. Ci spingiamo un po’ più all’interno fino ad arrivare alla finestra che dà sul massiccio del Lagazuoi e sulla Val Travenanzes, dove è stato ricollocato un cannone d’epoca della guerra. Non possiamo non farci un paio di foto.

Rifugio Giussani - Attacco della Lipella
Giovane e incauta autrice finge di salire per la Lipellaahahahahahah

Brandelli di storia

Il cosiddetto “Castelletto”, ovvero un torrione roccioso all’estremità sud-ovest della Tofana di Rozes, totalmente inaccessibile dal basso, rimase una roccaforte austriaca, durante l’avanzata militare italiana nella Grande Guerra, fino all’11 luglio del 1916, quando fu fatto saltare. Alle 3:30 del mattino infatti fu fatta scoppiare una grossa mina proprio sotto al Castelletto, occuapato da un piccolo contingente austriaco, mentre il re e il generale Cadorna osservavano lo svolgersi degli eventi dalla cima dell’Averau, proprio di fronte.

La mina spazzò via il contingente e lanciò schegge fino al Lagazuoi, ma l’attacco italiano non si potè subito impossessare della zona perché comunque i detriti non consentivano l’accesso dal basso. Solo dopo qualche giorno le truppe austriache si ritirarono dalla postazione verso il Lagazuoi, dove continuò un’intensa guerra di mina. Il Castelletto era comunque una posizione estremamente importante poiché consentiva di collocare bocche di fuoco sull’ingresso della Travenanzes, occupata dagli austriaci, e sul Lagazuoi.

Rifugio Giussani: finestra del Castelletto
Una foto banale della finestra. Ma che bella che è la Travenanzes

Poi scendiamo nuovamente da dove siamo saliti, con un po’ di fatica, sui ghiaioni morbidi e scoscesi del sentiero per la ferrata, e guadagnamo nuovamente il 402, la strada del genio, che ci riconduce con tranquillità alla macchina.

Troviamo anche un camoscio ad attenderci sul percorso, non lontano dalla fontana: è stata una giornata abbastanza solitaria dato il clima, e a dismostrarlo, l’opportunità di incontrare un animale selvatico su un sentiero di norma abbastanza frequentato. Lui ci ha guardato e si è lasciato avvicinare fino a circa 3 metri: poi in due balzi, è scomparso nel bosco.

Tempistiche

La deviazione al Castelletto e il sentiero 402 al ritorno hanno richiesto circa 2h in totale, approssimativamente un’ora per ciascuna tratta. In totale, fanno 5h piene di cammino.

Se anche voi avete un problema con le Dolomiti Ampezzane, qui trovate un po’ di spunti, cose da leggere in bagno mentre nessuno vi vede.

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