#diariomontano17

Una nuova avventura per conoscere meglio l’Appennino Modenese, nei suoi angoli più suggestivi. Oggi rispolveriamo gli archivi della memoria per andare a scoprire le vallate dominate dal Rondinaio e dal Monte Giovo, tra sorgenti rigogliose con ponticelli in pietra, laghi di quota e magnifici faggi secolari.

La partenza è dal Lago Santo Modenese, comoda, con rifugio e ampio parcheggio, e la cornice del lago è una delle perle di questo angolo di Appennino, come ho già avuto modo di raccontare qui. Ma andiamo a vedere meglio in cosa consiste, questa gita appenninica.

PRIMA VERSIONE

Per la seconda versione (aggiornamento 2020) clicca qui.

Lago Santo Modenese
Monte Rondinaio

Difficoltà Media-Difficile
Tempo di percorrenza 5h
Dislivello in
salita50
500 metri
Sentieri 519, 00, 521, 523 Carta Escursionistica SELCA 1:25.000 CAI – Alto Appennino Modenese
Rifugi Rifugio Vittoria

Salita a Foce Giovo

Dicevamo, il Lago Santo. Parcheggiamo e ci dirigiamo velocemente al rifugio Vittoria per un breve caffè pre-partenza. Dopo il ristoro, imbocchiamo con decisione il sentiero 519, che dai tornanti della strada si stacca a sinistra e si infila nel bosco, dirigendosi in salita verso una piccola altura. Mantenendosi in costa al monte, arriva ad un bivio con il sentiero 523 che giunge dal Lago Baccio: teniamo il 519 e continuiamo sulla sinistra, avremo tempo di passare dai laghi nel pomeriggio.

Il sentiero è abbastanza comodo: la pendenza è scarsa, per ora, e c’è tutto il tempo di godersi i ruscelli che riempiono la valle di bucolico fragore. Cascatelle e rivoli d’acqua sono un po’ ovunque, in questo bosco, e non mancano le opere ingegneristiche in pietra, a rendere il paesaggio ancora più incantevole.

Cascata
Cascata

Mantenendosi sempre a valle di un’altura, il sentiero prosegue con decisione verso il confine toscano: incontriamo una fonte, segnalata anche sulla carta, dove ci abbeveriamo, e proseguiamo ancora, fino ad uscire brevemente dal bosco nei pressi di un’antica frana. Una cascata di massi sulla nostra destra è inondata dalla luce del sole, e sembra il teatro di una qualche vetusta battaglia.

Verso Foce Giovo
Panorami estemporanei

Saliamo ancora un po’, dentro e fuori dalla macchia, poiché ormai il bosco si è fatto rado e basso, fino ad incrociare in un bivio, insieme ad un’altra fonte segnalata, il sentiero 517. Proseguiamo ancora una volta sul 519 e iniziamo ad inerpicarci, ormai al sole, sulle pendici della montagna per arrivare al passo.

Foce Giovo è infatti un vero e proprio passo, con tanto di strada bianca forestale che collega i rifugi sui rispettivi versanti emiliano e toscano. Ci arriviamo dopo circa 1h e 30 di cammino.

Foce Giovo
Eccolo là, il sentiero verso la vetta…

Sullo 00 fino al Rondinaio

Neanche a dirlo, a Foce Giovo troviamo l’ennesima fonte, nei pressi di una casetta: questo giro sarà il paradiso dei camminatori leggeri, che partono senza provviste, suppongo.

Continuiamo verso destra sullo 00, la cui traccia qui è leggermente sottocosta, all’interno del vallone sotto al crinale, troppo dirupato e sconnesso. Passiamo sopra al Lago Torbido, un laghetto di quota che si forma con lo scioglimento delle nevi invernali e poi si secca, dando quell’impressione di torbiera che il nome lascia intendere, e continuiamo fino ad arrivare sulla cresta.

Verso il Rondinaio
Percepiamo l'attrazione magnetica della cima

Da qui, il sentiero prosegue seguendo il fianco della montagna e della dorsale che si incunea nel territorio toscano, fino ad arrivare ad una svolta secca a destra, che affronta l’ascesa al Rondinaio da questo lato, un po’ più praticabile ma parecchio a sbalzo nel vuoto. Il sentiero è infatti segnato a puntini (un EE) ed è stretto, privo di assicurazione e abbastanza “pensile”.

Chiaramente il Marito non ne ha voluto sapere: giunti fin qui si è bloccato, a sedere nell’erba, e ha detto che non avrebbe proseguito. Che vuoi farci, quando ti devi trascinare dietro l’uomo che soffre di vertigini, va così… E niente, siamo tornati da dove siam venuti e abbiamo tentato una variante casalinga.

Taglio per la cima
Ecco, noi si deve prendere quella traccia là, quella biscia nel prato, attraverso i sassi

Digressione alternativa per la cima del Rondinaio

Abbiamo tagliato di traverso fuori traccia tutto il pendio sotto la cima del Rondiaio, tra sassoni ed erba alta, sbattendo le pietre e applaudendo per allontanare le eventuali serpi, fino a raggiungere il sentiero 521 che sale dall’altro versante. Direte voi, ma se non ce la può fare (sottinteso il Marito), andate direttamente dal versante facile, no? Eh, lo so. Ma voleva vederlo con i suoi occhi, questo sentiero a pallini. E comunque è sulla lista delle robe da fare, s’intende. Il Marito non demorde.

Bivio sullo 00
Guardatelo, accucciato in cima, come disprezza il pericolo...

Arrivati di nuovo su traccia CAI, in breve conquistiamo la vetta. In totale, compresa la deviazione, abbiamo impiegato 2h e 30 ad arrivare in cima.

Il panorama da qui è veramente suggestivo: cime che si rincorrono a perdita d’occhio, lungo un filo immaginario, e nuvole che salgono dalla Toscana per frangersi sulle vette e dissolversi in fumo bianco. Ci riposiamo e mangiamo i nostri panini, vicino alla croce con parafulmine che segnala la meta.

Monte Giovo dal Rondinaio
Il Giovo c'è, il Giovo non c'è…

Discesa classica

Dopo pranzo riprendiamo il cammino con l’intento di chiudere l’anello: scegliamo il sentiero 523, vagamente meno scosceso del 521 e oggi segnato anche dal tracciato dell’Alta Via dei Parchi, che scende rapidamente nel vallone sottostante, anche questo disseminato di massi e pietre che lasciano man mano spazio ai prati.

Discesa dal Rondinaio
Una discesa comoda e abbastanza veloce

Ovviamente anche qui troviamo una fonte, giunti nell’area boscosa pianeggiante al termine della discesa. Proseguamo ancora e arriviamo al Lago Baccio, circondato da una bellissima faggeta ma assolato. Questo lago è tondeggiante, apparentemente poco profondo, e sembra risenta abbastanza della stagione: a fine estate lo abbiamo trovato basso, come livello delle acque. Resta comunque molto piacevole, immerso com’è nel verde, ma con uno spazio di respiro che consente di ammirare le cime, verso sud.

Continuamo sul sentiero fino ad arrivare al limitare del bosco a nord del lago, dove si trova il bivio col sentiero 321. Proseguiamo sempre verso nord, nella faggeta secolare, scendendo al lato del fosso che esce dal lago, fino a riprendere il sentiero fatto al mattino, in partenza dal Rifugio. L’anello è chiuso.

Lago Santo
Eccoci di ritorno al Lago Santo, su cui calano ormai le ombre della sera già alle 17

Tempistiche

In totale impieghiamo circa 5 ore per l’intero giro. Il paesaggio è multiforme, ricco di acqua e ambienti differenti, e il tracciato si presta ad alcune varianti. Sicuramente il tratto che arriva sul Rondinaio, che lo si percorra dal sentiero pieno o dal sentiero a pallini, resta comunque molto impegnativo, come strappo. Ma per il resto, tutte le tracce sono ampiamente fattibili.

SECONDA VERSIONE

Lago Santo Modenese
Monte Rondinaio
Rondinaio Lombardo

Difficoltà Media-Difficile
Tempo di percorrenza 5h
Dislivello in
salita50
650 metri
Sentieri 519, 517, 00, 521, 523 Carta Escursionistica SELCA 1:25.000 CAI – Alto Appennino Modenese
Rifugi Rifugio Vittoria

Durante l’estate 2020 siamo finalmente riusciti a fare l’ascesa che volevamo, quella dalla parte giusta del Rondinaio, col tratto di 00 esposto sulla Garfagnana e tutto il resto. L’idea di partenza era molto più bellicosa: fare in giornata Rondinaio e Giovo, ma abbiamo dovuto desistere per il troppo caldo e il poco allenamento. Ma vediamo come si presenta la salita diversa.

Salita verso il crinale

Iniziamo sempre dal Lago Santo percorrendo il sentiero 519, che si tiene nel bosco e scende un po’, per aggirare i torrenti e le frane di roccia. Dopo circa 50 minuti raggiungiamo, in uno spiazzo molto ben riconoscibile come una vecchia carbonaia il bivio col sentiero 517, che si stacca sulla destra ed in salita molto decisa ma ancora nel bosco, mentre il 519 prosegue fino a Foce Giovo.

Scegliamo il sentiero nuovo e saliamo: piccoli tornanti stretti e pendenti ci conducono a superare lo strappo di quota, sotto al Rondinaio Lombardo, fino a spuntare nelle assolate praterie a mirtillo con grossi massi in qua e in là.

Lago Turchino
Arrivo al Lago Turchino

Attraversiamo il pianoro e scopriamo il Lago Turchino, in una splendida cornice bucolica, con le cime aggettanti e l’acqua chiara. Proseguiamo seguendo il 517 sulla sinistra e in breve raggiungiamo il Lago Torbido, che invece si presenta come una distesa di fango e argilla secca: il nome del resto lasciava intendere poco altro. Superata la pozza, il sentiero sale con decisione sui pendii a mirtilli, a tratti quasi invisibile.

Info

Momento cronaca vera: in realtà abbiamo pietosamente sbagliato strada. Siamo saliti dritti come dei fusi oltre il Lago Turchino incuranti delle segnaletiche al grido fortissimo di “per di là” e siamo arrivati in cima ad un montarozzo di sassi, da cui si vedeva il Lago Torbido sulla sinistra un bel po’ distante e ci siamo accorti che il sentiero proseguiva in salita verso la Finestra del Rondinaio. Errore.

Siccome già una volta abbiamo fatto una fatica turca per attraversare a caso le ruine di roccia, stavamo già tornando indietro maledicendo la nostra foga, quando abbiamo avvistato una fila di omini di sassi attraverso la sassaiola. Qualcun altro aveva fatto lo stesso errore ma aveva trovato una via fattibile. Abbiamo dunque attraversato e siamo arrivati sulle sponde del Lago Torbido, perdendo qualche minuto sulla tabella di marcia, ma la tempistica riportata nel post non tiene conto di questa digressione.

Lago Turchino
Due foto del Turchino perché davvero il Torbido non si può vedere d'estate

Percorriamo un paio di tornanti, superiamo una frana e saliamo, quasi aggrappandoci, fino a raggiungere il sentiero di cresta: lo 00, qui Alta Via dei Parchi, ci attende a braccia aperte, con uno splendido masso che chiude la vista e offre un fugace riparo dal sole. La giornata è splendida, non ci sono nuvole, e quando arriviamo a guardare in Toscana, vediamo tutte le Alpi Apuane, la pianura e perfino il mare all’orizzonte. 

Tempistiche

Abbiamo impiegato 1h e 15 minuti per arrivare qui dal bivio col 517, e siamo abbastanza assetati, ma dobbiamo centellinare le risorse: non c’è acqua sul sentiero e si preannuncia una salita calda.

Scorci dello 00
Il caratteristico masso all'arrivo sullo 00

Ascesa al Rondinaio

Dopo un breve riposo ripartiamo percorrendo lo 00, stavolta secondo la traccia classica. Il sentiero è indicato con linea continua fino all’attacco della salita vera e propria ma è abbastanza esposto, al punto che il Marito non l’aveva voluto fare la volta precedente. A questo giro l’ho mandato davanti, così ho potuto gustarmi i punti più panoramici.

Devo dire che non è particolarmente pericoloso: è esposto ma non troppo stretto, spesso ci sono comunque argini di erba e terra e solo in un paio di punti il sentiero presenta effettivamente qualche difficoltà per chi soffre di disturbi causati dal vuoto. Per il resto è decisamente piacevole.

Giunti al termine del tratto in pari, c’è un grosso masso posto di taglio, molto scenografico, da cui si gode di piena vista a 270 gradi, dalle Alpi Apuane passando per le valli toscane e il Tirreno fino al Corno alle Scale e alla pianura bolognese.

Dopo il sentiero s’impenna: sulla carta è segnato a pallini ed è sostanzialmente una scala nella roccia, con piccoli tornanti e tratti di gradoni a roccia viva, dove anche le mani possono essere utili. Una specie di Balzi dell’Ora ma più corto e più al sole. In 45 minuti totali dalla sosta sullo 00 siamo in cima al Rondinaio.

Con rammarico notiamo che la croce è stata divelta (la ritroveremo più a valle, sul sentiero della discesa) forse da un fulmine o da una tempesta di vento, ma ci accampiamo comunque nel poco posto che troviamo libero: c’è qualche altro avventore che consuma il suo pasto sulla cima.

Il sole è implacabile e ancora di più lo sono le mosche, che ronzano a migliaia e si posano su di noi, incuranti dei nostri tentativi di scacciarle e ucciderle. Mangiamo in fretta e ripartiamo, dopo aver osservato sconsolati il Monte Giovo e le sue roccette da superare una per una fino alla cima. Un’altra volta.

Vetta del Rondinaio
Giuro che di là si vedeva Capraia

Verso il Rondinaio Lombardo

Scendiamo dunque, sul sentiero 521, decisi a trovare un’altra cima da conquistare, per portare a casa un giro un po’ insolito, e la scelta ricade sul Rondinaio Lombardo, 1825 metri tutti dentro al confine modenese.

Per raggiungerlo si percorre il 521 fino alla Finestra del Rondinaio, da cui si gode di splendida vista dall’alto sul Lago Turchino, e si prosegue per un tratto fino ad un bivio con una traccia non segnalata ma abbastanza percorsa, che continua sulla dorsale, mentre il sentiero CAI scende a valle.

Si prosegue e in breve si conquista la cima: dalla vetta del Rondinaio al Rondinaio Lombardo ci si arriva in 50 minuti senza correre.

Brandelli di storia

Si chiama Rondinaio Lombardo perché interamente dentro al confine modenese, e quindi, per le genti della Garfagnana, “lombardo”, ovvero del nord. Era d’uso nel passato da parte dei toscani questa terminologia per indicare le genti modenesi, o comunque d’oltre confine. Il nome è rimasto. La vetta è una grossa pietraia con una croce metallica, e aggetta direttamente sulla valle sottostante. Si gode di ampia vista panoramica su tutto il crinale, da Foce Giovo all’omonimo monte.

Vetta del Rondinaio Lombardo
E voi, vi sentite "lombardi"?

Discesa

Torniamo indietro e riprendiamo il 521 dove l’avevamo lasciato: inizia la discesa verso il Lago Baccio, che si caratterizza subito per essere molto ardita. Il 521 infatti in questo tratto è un’impietosa scala che punta in basso, percorrendo direttamente le tracce di un torrente da scioglimento nevi: niente tornanti, niente curve, un sacco di massi anche molto alti. Per niente piacevole. E va avanti così fino ad arrivare alle pendici della cresta montana. Sono 150 metri di dislivello percorsi in un amen, o meglio, molto lentamente perché non ci teniamo a romperci i menischi.

Discesa dal Rondinaio Lombardo
Don't try this at home

Giunti in fondo, nei prati a mirtilli e lamponi, ci rilassiamo un minuto facendo ballare i piedi, ma in breve rientriamo nel bosco, dove il sentiero torna a scendere, tra radici e piccoli tornanti. Usciti finalmente dalla faggeta polverosa per le scarse piogge avvistiamo il Lago Baccio, e con esso una torma di turisti. Ci affrettiamo a prendere il sentiero 523 che in pochi minuti ci conduce al Lago Santo, dove ci dirigiamo, fendendo la folla, sulla fontana davanti al Rifugio Vittoria. La nostra sete è parecchio pressante: abbiamo impiegato 1h e 10 a scendere dal Rondinaio Lombardo ed eravamo già senz’acqua in cima.

Tempistiche

Recap dei tempi: 2h50 per la salita dal Lago Santo al Rondinaio e 2h dalla vetta alla fontana del Lago passando per il Rondinaio Lombardo. Escluse le brevi soste nei punti di osservazione e il pranzo.

Se siete alla ricerca di altri trekking da fare in giornata perché, come me, siete gente di pianura (emiliana), allora seguite le freccine.

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