#diariomontano12

Ancora un po’ di Appennino visto che c’è dell’interesse “obbligato” dai tempi: ripercorriamo oggi il viale dei ricordi per proporre la sempre splendida ascesa al Corno alle Scale dai Balzi dell’Ora. Questa versione in particolare prevede la partenza dal rifugio Segavecchia passando per la Nuda, invece che la più classica via dal Cavone. È abbastanza impegnativo a livello altimetrico, per le nostre montagne almeno, ma è un giro molto soddisfacente.

Questa gita s’è fatta nel lontano 2017, senza Tata che ancora non era giunta a noi, in una di quelle primavere in cui si poteva fare un po’ quello che si voleva. Bei tempi insomma. Comunque per tutti quelli che non soffrono di vertigini e vogliono cimentarsi con qualcosa di interessante e quasi sportivo, ora si può di nuovo girare per i monti, sono uscite addirittura le linee guida CAI per il COVID, quindi non indugiamo oltre e partiamo.

Rifugio Segavecchia
Monte Nuda
Corno alle Scale

Difficoltà Media-Difficile
Tempo di percorrenza 6h
Dislivello in
salita50
1100 metri
Sentieri 117, 129, 00, 121 Carta Escursionistica 1:25.000 CAI 07 BO – Corno Alle Scale
Rifugi Rifugio Segavecchia

Partiamo di buon mattino da Bologna per essere al Rifugio Segavecchia entro le 9: il percorso sulla carta è abbastanza lungo, quindi non vogliamo poi fare le corse sul sentiero. Come ho già raccontato qui, il Rifugio Segavecchia si raggiunge da Pianaccio percorrendo in macchina una strada pensile abbastanza dissestata e priva di segnaletica, e giunti a destinazione c’è poco posto per parcheggiare (altro motivo valido per arrivare presto).

Salita alla Nuda

Dopo aver bevuto un caffé di moka che fa tanto casa, ci inerpichiamo con decisione sul sentiero numero 117 che si prende proseguendo poco oltre sulla strada sterrata e tenendo la destra. La traccia stacca subito in salita, quasi al sole e dopo un breve tratto si arriva ad un bivio, dove si tiene sempre il 117, che ancora sulla destra prosegue nel bosco, mentre il 119 continua più o meno dritto.

In questo tratto si mangiano le isobare come fossero caramelle: il sentiero è a piccoli tornanti, con scalini disegnati coi tronchi sulle radici, e sale vertiginosamente. Guadagnamo subito una bella quota fino ad arrivare in un tratto che spiana leggermente e prosegue in maniera rettilinea seguendo l’andamento della montagna, in costa. In fondo superiamo un torrente e proseguiamo la nostra salita, lungo un’altra costa di montagna, fino ad arrivare dentro un valloncella, dove la traccia riprende a salire con decisione.

Da qui non ci sono più pause: la salita è inesorabile e continua, fino alle pendici della Nuda. Quando emergiamo dal bosco quasi senza fiato e vediamo cosa ci aspetta vorremmo morire, ma ormai siamo arrivati fin qui, tanto vale continuare. Usciti dalle frasche infatti la salita è dritta per i prati, senza tornanti, fino alla vetta. Io boh, F4.

Monte Nuda
Vetta, salvaci tu

Comunque, arriviamo marcescenti alla cima bassa della Nuda, in corrispondenza del bivio col sentiero 129 che arriva dai Balzi del Fabuino, sentiero che prima o poi faremo perché promette bene. Da qui, dopo aver tirato il fiato qualche minuto, proseguiamo lungo la cresta verso sinistra, fino alla cima alta, che fa 1828 metri. Noi si partiva da 913 al rifugio, quindi non male direi.

E non è finita.

Da qui ci aspetta la parte più interessante del giro, ovvero i Balzi dell’Ora sotto al Corno.

Corno alle Scale
Eccallà la vetta finale

Info

Avvertenze: il sentiero 129 che porta ai Balzi dell’Ora non è per tutti. Sulle guide è indicato EE a puntini o tratteggiato, ma presenta un piccolo tratto esposto, dove si devono fare due piccoli salti sulle rocce senza nessuna assicurazione possibile. È indicativamente un sentiero a senso unico in salita, ma negli anni ho visto anche gente (molto allenata) che scendeva.

In pratica si arriva oltre una piccola sella e poi, saliti su un grosso sasso a strapiombo da entrambe le parti, si passa sul sasso successivo e infine si riprende il sentiero, che è una sorta di scalinata. A descriverlo sembra Giochi Senza Frontiere, con le palle rotolanti e tutto il resto, in realtà non è per niente complesso. Però se soffrite l’altezza non mi sento di consigliarlo. Il marito ad esempio la prima volta l’ha fatto di corsa e senza guardare me, che mi attardavo.

Su per i Balzi dell'Ora

Andiamo dunque, girando in cresta fino alla sella sotto i Balzi dell’Ora, per il sentiero numero 129. Abbiamo fatto questo tratto anche d’inverno con le ciaspole, molto scenografico, ovviamente senza salire oltre ma entrando nella Valle del Silenzio (è la valle sotto al Corno, guardando a destra). Giunti alla base ci cronometriamo: impiegheremo circa 35 minuti per fare i Balzi, che partono da 1700 metri grossomodo e arrivano sotto a Punta Sofia a 1939 metri.

Sui Balzi dell'Ora
Ecco un giovane esemplare di Marito che con decisione mista a paura si accinge a scalare i Balzi

Il sentiero è una scala: passati i salti si va su come gatti sugli alberi, aiutandosi anche con le mani, e si arriva senza fiato ma felici fino alla croce. Per arrivare fin qui dal rifugio abbiamo impiegato circa 4 ore, forse qualcosa in più. Un giro di tutto rispetto. Ma non è ancora finita perché dobbiamo chiudere l’anello, come sempre.

Verso lo 00 e poi di nuovo giù

Giunti al bivio dei sentieri teniamo la sinistra e ci buttiamo indietro sul 121, che scende per i prati e poi si getta in un valloncello. Abbiamo fatto lo stesso percorso a salire, la volta di Portafranca, quindi sappiamo cosa ci attende. Il sentiero si snoda nel bosco fino ad aggirare la vetta del Monte Grosso e poi si butta in picchiata in una valle ricca d’acqua, costeggia una fonte fresca e ombrosa e alla fine giunge nuovamente al rifugio, dove ci gustiamo una meritatissima fetta di torta.

Passo del Cancellino
Mi piace molto questo Passo del Cancellino

Tempistiche

Non ho tenuto conto al millimetro dei tempi comunque si può riassumere il tutto così: 2h45 da Segavecchia alla Nuda secondo il CAI (noi abbiamo impiegato 3h), un’oretta circa per il sentiero che prosegue fino al Corno compresi i Balzi, un paio d’ore per il resto del percorso, forse qualcosa di più. Direi comunque non oltre le 6h30. Senza pause, ovviamente.

Una sgambata dai…

No. Siamo arrivati morti, non vi mentirò. È fatica, e tanta. Però è anche bellissimo. Altrimenti non avrebbe senso, non vi pare?

Boschi sotto il crinale
Boschi presso la fonte lungo il sentiero 121

Per altre sgambate, anche un po’ meno faticose, tutte in giornata da Bologna e dintorni, seguite le freccine.

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