#diariomontano37

Continuiamo le nostre gite autunnali, che anche se sono “fortemente sconsigliate” ancora non sono vietate. Quindi, seguendo il mantra da soli nel bosco è meglio, oggi andiamo a Madonna dell’Acero per vedere le cascate del Dardagna.

Ridente località dell’Appennino Bolognese, Madonna dell’Acero si trova nei pressi del Corno alle Scale, un paio di chilometri sotto al Cavone, il parcheggio della stazione sciistica. Ci siamo già passati per i giri seri sul Corno, tipo quello dei Balzi dell’Ora e quelli del Lago Scaffaiolo. Da Bologna son circa 80 km per 1h45 secondo Maps, però è la stessa provincia, quindi animo!

Madonna dell'Acero
Cascate del Dardagna

Difficoltà Facile
Tempo di percorrenza 1h20 (tempo di salita)
Dislivello in salita 50 metri
Sentieri 331, 333 Carta 07 BO Corno alle Scale, Alto Appennino Bolognese e Pistoiese 1:25.000

Parcheggiamo nei pressi di Madonna dell’Acero. Ci sono diversi spazi sia vicino al santuario che un po’ prima, a lato della strada. La chiesa, decisamente datata, si presenta con porticato, fonte d’acqua nei pressi e grosso acero recintato e protetto: l’albero che ricorda l’acero dell’apparizione.

Brandelli di storia: Madonna dell'Acero

Il santuario risale almeno al 1500, anche se alcune parti sono state ricostruite nel corso dei secoli, e fu eretto a seguito di un’apparizione della Madonna a due pastorelli, smarriti durante una bufera. I due bambini si rifugiarono sotto un grande acero per ripararsi dalla neve e qui apparve loro la Madonna, che ridonò l’udito a uno dei due, che era sordo. Tornati in famiglia, i bimbi raccontarono l’evento da cui nacque il culto della Madonna dell’Acero, celebrato ancora oggi ogni 5 agosto con una processione molto sentita.

La chiesa, con pianta a croce latina, ospita numerosi manufatti, tra cui una serie di crocefissi lignei cinquecenteschi e diverse immagini della Madonna, fatte ad imitazione dell’effigie originale, conservata sotto l’altare maggiore. Qui si trovano anche i resti di un antico tempietto costruito a protezione dell’acero originario, ormai scomparso.

L’immagine della Madonna dell’Acero è molto nota nella montagna e nella collina bolognese, e si ritrova spesso all’interno di edicole e maestà, nei campi e negli incroci tra le strade della campagna.

Madonna dell'Acero
Il santuario di Madonna dell'Acero

Salita verso le cascate

Dalla chiesa imbocchiamo il sentiero 331, su strada sterrata, che si inoltra nel bosco in leggera salita. La traccia è molto facile e larga, adatta a tutti. Ci guardiamo intorno e cerchiamo di trarre qualche buona immagine dalla luce che filtra tra gli alberi, ormai quasi spogli.

Il bosco è misto, con prevalenza di faggi e abeti, che si intrecciano formando zone di luce e di ombra. Il sottobosco è estremamente fotogenico, col sole radente della stagione autunnale: foglie arancioni, muschi imbevuti di rugiada, funghi e altri interessanti soggetti per chi ha la fissa delle macro.

Boschi di Madonna dell'Acero
La mia fida compagna di avventure fotografiche che dona l'elemento umano alla composizione

Attraversiamo più volte alcuni salti d’acqua, tenendo sempre la strada principale, che continua in pari nel bosco, finché non arriviamo ad un incrocio. Da qui la strada prosegue sulla sinistra, mentre a destra, su di un ponticello, si stacca un sentiero che scende verso il torrente, che ora vediamo da più vicino.

Boschi verso le cascate del Dardagna
Che luce perfetta

Il sentiero continua a lato del corso d’acqua e inizia a salire per alcuni tornanti e gradini disegnati sulle radici dei faggi. Siamo alle prime cascatelle del Dardagna, ma per raggiungere quelle più impressive, facciamo ancora un piccolo sforzo.

In breve raggiungiamo un altro bivio dove il sentiero principale prosegue in basso su di un ponte sul torrente: è il 337a, che si collega al sentiero per il Passo della Riva, sul crinale di confine con la provincia di Modena. 

Noi invece teniamo il sentiero sulla sinistra, che si chiama 333 e che indica chiaramente per le cascate, che già iniziamo a vedere.

Torrente Dardagna
Le prime cascatelle al bivio

Alle cascate del Dardagna

Le cascate del Dardagna sono in realtà una serie di salti più o meno grandi, che si susseguono su tutto questo tratto di torrente. Non c’è quindi una vera e propria cascata, ma sono un insieme di diversi punti di caduta dell’acqua.

Il sentiero che abbiamo imboccato volendo li percorre tutti, ma è un po’ pericoloso, soprattutto in una stagione “bagnata” come questa. Noi arriveremo sotto al primo salto, quello più grosso, e poi torneremo indietro, anche per via di un inconveniente non da poco.

Cascate del Dardagna
Prove fotografiche di acqua spumosa

Il sentiero in pratica porta dentro al letto del fiume, quasi sotto una bella cascata. Dopo questa ce n’è un’altra più larga, che quando andammo noi noll’ormai lontano 2015, si presentava con una luce magnifica che investiva un piccolo alberino dalle foglie gialle. Lo chiamo il mio albero d’oro.

Arriviamo soddisfatti fin qui, e ci piazziamo per fare foto. L’idea di proseguire e vedere il resto c’è, ma poi succede il DRAMMA.

Cascate del Dardagna
Il mio bell'albero d'oro... subito prima di rovinare malamente nel torrente

In pratica succede che, mentre son lì che cerco di avvicinarmi dentro al torrente, per conquistarmi una posizione migliore da cui fotografare l’albero d’oro, mi sguilla il piede.

Sono su un sasso bagnato e c’è poco da fare: volo in terra con la macchina fotografica, e il sasso non è per niente morbido. Ma siccome la macchina fotografica vale più della vita, piazzo il braccio a protezione dell’obbiettivo e salvo la situazione.

Ma mi rompo il polso.

La macchina è salva ma io ho il polso rotto. Male, molto male.

E vabbè, e che sarà mai, andiamo a mangiare. La mia fida compagna di avventure fotografiche mi ferma il braccio alla bene meglio con la sciarpa e a quel punto torniamo indietro e andiamo al ristorante, per la precisione l’agriturismo Ca’ Gabrielli a la Ca’, dove si può contare su di una ragionevole quantità di porcini e tartufo ad un prezzo equo. Oggi non sarebbe il periodo migliore per andare per ristoranti ma mi segnerei comunque il nome per un’altra volta in tempi migliori.

Tempistiche

Abbiamo fatto diverse soste fotografiche, ma grossomodo in 1h20 si arriva alle cascate. Poi volendo si può continuare, anche per il sentiero non pericolante che si prendeva dal bivio (il 331 variante) che arriva fino al Cavone salendo di un centinaio di metri.

Madonna dell'Acero
Vedute della Madonna

Sulla strada per casa (era il primo novembre, tralaltro, quindi fesssta) una tappa al PS di Vergato non ce la leva nessuno. E devo dire che son stata molto soddisfatta: poco tempo perso, lastra subito e gesso, con l’ortopedico che arrivava filato da Porretta dove era stato per un consulto ed era il sosia di Leo Ortolani. Insomma, altri tempi dai.

Decisamente altri tempi.

Queste gite autunnali cominciano ad assomigliare al grand tour delle Madonne del territorio bolognese. Ne tirerò fuori ancora? Chissà.

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