#diariomontano42

Voglio essere ottimista e pensare che ci apriranno a breve. Quindi, considerando la quantità di neve appena caduta sulle cime e sulle colline, come non andare a ripescare qualche attività invernale di sicuro impatto visivo?

Anche perché è appena uscito il decreto tagliagambe, che ci impedisce di uscire dalla regione per le vacanze di Natale, quindi tanto vale approfittarne e scoprire che, quando la neve c’è, le ciaspole in Appennino sono assolutamente da prendere in considerazione.

I boschi dei parchi emiliani sono pieni di strade forestali e di sentieri abbondantemente percorribili in ogni stagione, che non presentano rischi particolari per valanghe o cose simili. Ma volendo, si può fare anche qualche giro ben più impressivo, ad esempio si può salire sulla Nuda.

Madonna dell'Acero
La Nuda
Cavone

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 5h
Dislivello in salita 650 metri
Sentieri

327, 129, 337, 335 Carta 07 BO Corno alle Scale Alto Appennino bolognese e pistoiese 1:25.000

Rifugi Rifugio Cavone

Siamo già venuti qui millemila volte, ormai la macchina guida da sola anche se non è una Tesla. Parcheggiamo a Madonna dell’Acero, in uno dei vari slarghi o parcheggi assortiti a lato strada. La gita qui descritta si riferisce ad un nevosissimo marzo del lontano 2016, quando beccammo una giornata di sole meraviglioso dopo una nevicata da quasi due metri sulle cime. In pratica un sogno irripetibile, lo so.

Info tecniche

Questione ciaspole: le ciaspole o ciaspe, si noleggiano, per chi non le avesse già, nei negozi di articoli sportivi invernali e da Decathlon, ad esempio, quindi non è una cosa da comprare necessariamente. Anche perché costano un po’, non sono una roba da 10 euro e via. Se uno non le usa abitualmente, meglio il noleggio. Alle ciaspole si accompagnano per forza le bacchette (anch’esse noleggiabili) altrimenti vi ribaltate nella neve fresca, e le ghette (opzionali ma molto comode perché vi tengono all’asciutto i piedi) che invece consiglio di acquistare anche perché costano poco e sono utili anche sul fango.

Altro suggerimento: non è che le ciaspole servano sempre, anzi. Se c’è poca neve, oppure c’è ed è battuta o (orrore) ghiacciata, come spesso capita in Appennino dove c’è sempre molto vento, sono di gran lunga meglio i ramponcini. Non quelli da alpinista che si montano solo su determinate pedule, ma quelli basici, con le catenelle dentate, che si mettono su tutte le scarpe e vi impediscono di cadere malamente col culo per terra.

Io li ho presi su internet, si trovano ovunque e già a 25/30 euri ci si procura qualcosa di decente. E da quando li ho messi la prima volta sento di non poterne più fare a meno. Li ho già magnificati qui, e qui, nel caso.

Salita alla Nuda

Ci appropinquiamo dunque verso la partenza dei sentieri, nel bosco sul lato sinistro della strada, in località Pian d’Ivo, subito sotto a Madonna dell’Acero. Qui c’è un sentiero che porta alla Casa del Parco, il 323, che è anche la Via dei Signori e che abbiamo già descritto qui. È una bella strada sterrata, non si sbaglia. La prendiamo e inforchiamo le ciaspole. Nel bosco c’è un buon mezzo metro di neve in via di scioglimento, poiché è marzo e fa caldo, ma confidiamo di trovarne di più consistente in cima.

Salendo alla Nuda
Nei boschi sotto la Nuda

Dopo pochissimo tempo incappiamo in un bivio ben segnalato, che indica sulla destra un sentiero, il numero 327, che porta alla Nuda. Prendiamo questo con decisione ed iniziamo la salita vera.

Subito iniziamo a mangiare le isobare: il bosco è aperto e luminoso, ma molto umido. La neve che si scioglie dagli alberi, infatti, inizia a bagnarci un bel po’ e, man mano che saliamo, le difficoltà aumentano.

Il primo tratto di sentiero è infatti abbastanza ben visibile, con un sacco di segnali sui tronchi, largo e in un tratto di bosco comodo. Poi invece, man mano che la vegetazione si abbassa, il sentiero si insinua sempre di più fra i rami bassi, facendoci piovere sempre più neve sulla testa, mentre sul terreno troviamo mucchie di neve parecchio profonde e neve sempre più alta.

Prima di noi, solo un paio di persone erano passate sul sentiero, quindi usiamo la loro traccia come guida aggiuntiva, e alla fine riusciamo, non senza spogliarci per via del caldo e della fatica, ad uscire dal bosco.

Pascoli della Nuda
Fuori dal bosco si apre il mondo

Il sentiero sbuca alla base dei Pascoli della Nuda, dove rimangono alcuni radi sempreverdi che si stagliano contro il cielo blu. La neve è abbacinante: fatichiamo a tenere gli occhi aperti nel riverbero.

Però bellissimo.

Continuiamo a salire sul fianco della Nuda, sotto un sole splendido, e sferzati da qualche raffica di vento. Ora la neve è bella solida e croccante, quasi la ciaspola non affonda. Ci sentiamo molto Legolas, finalmente, dopo un’ora di travaglio con la gamba dentro la neve fino al ginocchio.

Ciaspole in Appennino
Vah lo stacco di gamba del Marito, vah...

Infine arriviamo, abbastanza stanchi devo dire, alla cima della Nuda, che fa 1828 metri di altezza. Ci ricaviamo una seduta nella neve sotto il saracco che si è formato attorno al cartello che segnala i sentieri, decisamente sepolto. Qui siamo sui due metri circa, negli accumuli.

Mangiamo in fretta: appena ci fermiamo infatti il sudore inizia a ghiacciarsi addosso e anche se il sole ci scalda la pelle, non è proprio il clima ideale per abbronzarsi, ecco.

Tempistiche

Abbiamo impiegato quasi 3h per raggiungere la cima. Come ho detto, bisogna considerare tutti gli inconvenienti della neve fresca: sentiero che si infrasca, mucchie di neve, gamba che affonda… Non sono decisamente i tempi del sentiero percorso in estate.

Con le ciaspole in Appennino: verso il Corno
Facile facile. Per di là

Verso il Passo del Vallone

Dalla cima prendiamo il sentiero 129 verso il Passo del Vallone. L’attacco era ben visibile, perché il cartello sporgeva quel tanto che bastava da essere consultato, per il resto si perde del tutto.

È un sentiero di cresta, fuori dalla vegetazione, ma non è “sbagliabile”. Dalla Nuda si prende a destra puntando sul Corno alle Scale, e si fa il percorso che più aggrada. Del Corno, Punta Sofia è quella che ci fa da bussola esterna: la croce è infatti talmente grande che si vede da ogni parte, sempre che non venga inglobata dalle nubi.

Punta Sofia, Corno alle Scale
Ecco, appunto

I più attenti avranno sgamato che il 129 è il sentiero dei Balzi dell’Ora. Tranquilli, non lo facciamo tutto. Non ho intenzione di morire male in un dirupo.

Però ecco, non è proprio sicurissimo. Diciamo che conviene stare dalla parte dei bottoni e camminare sotto la cresta, sulla destra, perché non si sa mai quanta neve c’è sulla cima e quanto terrà. O se c’è un saracco insidioso che sotto è vuoto. Stiamo dalla parte degli alberi e passa la paura.

Questo tratto non è particolarmente lungo ma è sicuramente il più bello: si cammina in quota fuori dal bosco, quasi in pari, con davanti il Corno e intorno tutte le cime innevate. Splendido.

Ciaspole in Appennino: verso il Corno
Ecco, magari non proprio pari pari su quella traccia, ecco...

Giunti al Passo del Vallone, da cui vediamo i Balzi che torreggiano su di noi, belli glassati di neve, ci riposiamo un momento e poi scendiamo nella Valle del Silenzio.

Al Cavone

Non so se l’ho già detto, ma la Valle del Silenzio è uno dei miei posti preferiti in assoluto, in tutte le stagioni. E se avete la fortuna di non incontrare una grossa comitiva che la attraversa insieme a voi, rende omaggio al suo nome. 

Il sentiero è il 337 e scende dal passo verso destra, puntando verso il Cavone. Dopo un breve rientro nel bosco per aggirare un salto di quota, si esce di nuovo al sole sotto le pareti del Corno, e l’ampia vallata si apre davanti a noi.

In primavera è un tripudio di acque e fiori di ogni tipo, ma in inverno è forse ancora più magica, proprio perché è vuota e il manto di neve è intonso. Quando arriviamo noi, il sole sta iniziando a scendere dietro le cime, quindi appare tagliata a metà dall’ombra, rendendo strano il passaggio dalla parte illuminata a quella al buio.

Valle del Silenzio
Luce vs ombra

In fondo alla parte aperta si rientra nel bosco e inizia la discesa vera, sul sentiero 335 fino al Cavone. E la magia si chiude qui, perché al rifugio ci toccherà prendere la strada per rientrare a Madonna dell’Acero. Se non altro, possiamo togliere le ciaspole e appenderle agli zaini.

Corno alle Scale
Un altra foto del Corno glassato per voi

Tempistiche

Per il ritorno abbiamo impiegato circa 2h, senza pause. La parte su strada si fa in mezzoretta, forse meno, quindi è quasi tutto tempo di collegamento e di discesa su neve.

Fun fact: mentre eravamo nella Valle del Silenzio, abbiamo visto due scialpinisti che salivano sulle pendici del Corno da sotto, in mezzo alle rocce, e tralaltro con una neve non proprio in condizioni ottimali (molta neve e troppo caldo). Uno è sceso e ok, l’altro non l’abbiamo visto. Spero sia vivo.

Con le ciaspole in Appennino: nella Valle del Silenzio
L'ultimo sguardo alla mia valle del cuore

Tutto qui. Questo è il primo sentiero della rassegna invernale “ciaspole in Appennino”, che però conto di ampliare perché non è che possiamo aspettarci molto altro dalle prossime ferie. E poi con la Tata non si faranno certo robe assurde. Magari qualche posto per slittino, chissà. Nel frattempo, sotto le freccine trovate le robe dolomitiche, da salvare per un futuro migliore.

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