#diariomontano32

Oggi parleremo di quella volta che sono quasi morta. Non perché abbia rischiato di farmi male, per carità, niente del genere. No, sono quasi morta perché il Marito, quell’anno che facevamo ben due settimane di Dolomiti con in programma anche l’AltRavia era talmente preso bene che pensò di fare, subito la prima domenica, un giro incazzatissimo per provare gli imbraghi appena acquisiti. Esatto, la smania del giocattolo nuovo.

E quindi che fare? Si va su a vedere le forcelle, attaccati ad un cavo dopo aver scalato un ghiaione mortale sotto un sole cocente mai visto prima, il tutto il primo giorno di vacanza. Quanto rancore che covo ancora nel cuore.

Passo Monte Croce Comelico
Prati di Croda Rossa
Forcella Undici

Difficoltà Difficile
Tempo di percorrenza 7h
Dislivello in
salita
1100 metri
Sentieri 18, 19, 100, 124 Carta Tabacco 10 Sextener Dolomiten – Dolomiti di Sesto 1:25.000
Rifugi Rif. Prati di Croda Rossa, Rif Rudi Hütte

Salita ai Prati di Croda Rossa

Partiamo come sempre dal Passo Monte Croce Comelico, che ormai è un must delle nostre avventure dolomitiche. In fondo la val Padola ci piace e ci adotta quasi sempre, anche se poi andiamo spesso a girare in terra tedescofona. Lasciamo l’auto nel parcheggio e ci incamminiamo per il facile sentiero 18, una strada forestale che inizialmente sale nel bosco e poi prosegue in piano, percorrendo il fianco della montagna, fino ad arrivare ai Prati.

Subito prima di scendere ai Prati incontriamo un bivio, con un sentiero che sulla destra si stacca dalla strada e si addentra nel bosco (è un sentiero animato per famiglie) che raggiunge il Rudihütte, mentre il tratturo prosegue con il numero 19. Teniamo questo, che si mantiene in quota e non scende verso i rifugi.

Alternative

Come sempre, un’indicazione pratica per chi ha bimbi anche piccoli: il sentiero 18/19 è molto bello, facile e panoramico, e arriva davanti al Rudi Hütte dove si trova anche uno splendido parco giochi e alcune casette sugli alberi e figure nel bosco, sul tratto di sentiero di avvicinamento. Ci si può comodamente fermare qui e gustarsi la giornata al sole sotto la Croda Rossa: consigliatissimo.

Verso Anderter Alpe
Guardando verso la Fiscalina

Verso l'Anderter Alpe

Giunti in vista delle comodità, la nostra strada si impenna con decisione: prendiamo il sentiero numero 100 (CENTO, CENTO, CENTO…) che porta verso l’Anderter Alpe aggirando il Coston di Croda Rossa, e che sale su alcune roccette tra mughe e abetini, fino in cima ad un piccolo terrazzino panoramico, molto suggestivo. Sulla carta son segnate due crocette ma niente di impegnativo: si tratta di due piccoli tratti di corda che non necessitano di imbrago.

Qui prendiamo circa 150 metri di quota, fino a scavallare all’interno dell’Anderter Alpe, dove scendiamo brevemente fino a raggiungere un pianoro a metà vallata, dove troviamo le prime baracche austriache. Da qui infatti parte il sentiero storico con le ricostruzioni e i totem informativi che illustrano le vicende belliche nella vallata.

Sul Coston di Croda Rossa
Quando ancora avevo la forza di fare delle foto fighe

Anderter Alpe

La località Anderter Alm durante la Prima Guerra Mondiale è statateatro di intensi scontri. Essendo riparata sotto le cime, fu utilizzata come base di partenza dagli Austriaci verso le postazioni di vetta, a Cima Undici e al Passo della Sentinella. Vi sono stati costruiti baraccamenti e servizi e c’era una teleferica che collegava la cittadella dell’alpe alle cime.

Fu bombardata più volte dai cannoni posti dagli Alpini nel gruppo del Popera e fu investita da frane e slavine, durante l’inverno. Oggi è un museo all’aperto presso cui si possono fare visite guidate, in abbinamento ai sentieri di Cima Undici che sono riservati agli escursionisti esperti, e alla visita al museo di Sesto, dove si trova la mostra Indimenticata, con i reperti principali ritrovati proprio all’Anderter Alpe.

Verso la forcella

Arrivati al bivio con il sentiero 124 dell’Anderter Alpe che sale dal Rifugio Fondovalle in Val Fiscalina, proseguiamo su questo dentro al canalone del torrente. Il sole inizia a dare fastidio, sui sassi bianchi del greto, e il caldo si fa importante.

La salita su questo tratto, che pian piano si addentra sempre più nel vallone dell’Anderter (o della Sentinella, che dir si voglia) è implacabile: mangiamo isobare come caramelle e iniziamo a sentire la fatica. Ci fermiamo più volte, ricorriamo alle nostre scorte di cioccolato e acqua, ma il ghiaione sembra non finire mai.

Verso Forcella Undici
Ultima testimonianza prima di insacchettare la macchina

Arrivati nel centro del vallone ci troviamo ad un bivio e qui pieghiamo verso destra, sempre in vertiginosa salita sulla ghiaia. Quand’ecco che sono lì lì per sedermi di lato e lasciarmi morire sul sentiero, come quelle bestie da soma che condotte per strade impervie si rifiutano di procedere e anelano ad una fine rapida e cruenta piuttosto che fare solo un altro passo, ecco che andiamo all’ombra. Sconcerto e meraviglia.

Il costone di roccia sopra di noi inizia a proteggerci dai raggi solari e, personalmente, mi fa guadagnare un po’ di voglia di non uccidere il Marito con un sasso appuntito ben assestato nella nuca. Si può dire che l’ombra fu provvidenziale per la sua sopravvivenza.

Saliamo ancora in maniera continua e senza pause ma iniziano a comparire i primi cavi. Ecco dunque che decidiamo di estrarre l’imbrago.

Informazioni tecniche

Il sentiero che porta alla forcella da qui in avanti è attrezzato ed è fortemente consigliato l’utilizzo degli imbraghi. Per imbrago in genere si intende quell’oggetto con le brache di sicurezza che si infila addosso, passandolo nelle gambe, e che si chiude in cintura, con attaccato il nastro di sicurezza, a cui a sua volta va agganciato un altro cavo con moschettone, meglio ancora se questo è provvisto di dissipatore.

Il tutto si acquista comodamente ovunque, ne esistono mille tipi diversi da tutti i prezzi, ma se siete scarsi come noi, cioè non avete fatto corsi di alpinismo e non fate ferrate, vanno benissimo i primi prezzi. Consiglio tuttavia di portarsi dietro anche un paio di guantini, tipo da ciclismo o da roccia (io mi trovo bene con quelli senza dita) per non sfregarsi le mani sul cavo d’acciaio. In genere è anche opportuno portare i caschetti da ferrata, che servono ad evitare di farsi male con i sassi che eventualmente possono ruzzolare a valle a causa di chi ci precede in sentiero.

Da Forcella Undici guardando giù
Ecco, si sale così. Quando scompare è perché ci sono le rocce coi cavi

Ci attrezziamo dunque, e saliamo. Il cavo, inizialmente attaccato ad un grosso masso, supera un piccolo canalone sul fondo del quale scorre un rivolo d’acqua, che rende il tracciato scivoloso. Superato questo, il sentiero fa una curva e si addentra sempre più sotto la forcella, salendo a zig-zag sopra i grossi massi appuntiti. Saliamo attaccati alle rocce, grazie al cavo di sicurezza, e in breve siamo sotto la cima. Ci stacchiamo e percorriamo gli ultimi metri su sentiero ghiaiato fino alla forcella. Ci siamo guadagnati un po’ di meritato riposo.

Croda dei Toni e altro
Ciao, mondo meraviglioso

Intorno a noi pochissime persone, in genere alpinisti, sparse sulle guglie. Vediamo i resti della guerra: una casamatta e una postazione da mitragliatrice o cannone, con finestrella di cemento, resti di legname e filo spinato. Una porta chiusa che conduce nella montagna: viene aperta durante le visite guidate.

Tempistiche

Abbiamo impiegato circa 1h30 per il sentiero 18/19 fino ai Prati di Croda Rossa; 1h per il sentiero numero 100 fino al centro dell’Anderter Alpe; 1h per il 124 fino alla forcella, dove prendiamo quasi 700 metri di quota in pochissimi chilometri.

Croda dei Toni
La Croda dei Toni merita sempre almeno 2 foto

Brandelli di storia

Guerra, guerra e ancora guerra. Qui in cima si sono sparati un bel po’, anche se più che altro si moriva per le valanghe. Imprese alpinistiche leggendarie, baracche appese con lo sputo alle rocce, bottiglie di vino passate dal basso con un sistema di carrucole che servivano a tenere alto il morale delle sentinelle che passavano le notti gelide alle postazioni. Un conflitto assurdo e incredibile fatto di piccole sortite, battaglie 20 contro 20, azioni eroiche e riconoscimenti di reciproco rispetto, che andò avanti per ben tre anni incontrando gli inverni più freddi e nevosi sel secolo, prima che Caporetto lo rendesse completamente vano. Celebre la conquista del Passo della Sentinella, che trovate qui.

Giretto in quota

Dopo aver mangiato i nostri panini, seduti un po’ dove capitava, notiamo alcuni alpinisti fermi su una specie di terrazza, più in alto di noi, lungo il sentiero 101, ovvero il tratto di ferrata che porta al Passo della Sentinella. Ci viene voglia di andare a vedere se per caso non sia raggiungibile. Prendiamo la traccia che sale subito oltre il passo: quella che scende è infatti la parte in cengia della gloriosa Strada degli Alpini, nota ferrata di grande impatto che costeggia l’alta Val Fiscalina e arriva fin sotto alla Croda dei Toni. Saliamo nel senso di marcia contrario, che porta anche in cima alla Croda Rossa.

Sentiero 101
Saliamo sul 101 fino al terrazzo

Il sentiero non è difficile ma è attrezzato solo in parte: si sta un po’ appesi alle roccette e si sale aiutandosi con le mani, anche se non presenta particolari difficoltà alpinistiche. Poco più in alto si arriva ad un punto panoramico, quello che vedevamo da sotto, dove c’è un piccolo pianoro su cui si può sostare e guardare un po’ di mondo. Non andiamo oltre perché poi la faccenda si complica e perché oggettivamente per oggi può bastare così. Meglio non cercare rogne: bisogna sapersi accontentare di quello che si riesce a fare sentendosi sicuri.

Discesa

Scendiamo dunque di nuovo da dove siamo venuti: ci riattacchiamo ai cavi subito sotto il passo e continuiamo fino al canalone bagnaticcio che aveva iniziato il nostro tratto attrezzato all’andata. Poi smontiamo l’imbragatura, togliamo i caschetti e ci apprestiamo a scendere a valle.

Panoramica Parco delle Tre Cime
Un bel po' di mondo, da lassù

Giunti nuovamente al bivio sotto l’Anderter Alpe, invece del sentiero 100 che ci riporterebbe sulle roccette del Coston di Croda Rossa prendiamo il sentiero basso, che passa nel bosco, che continua con la traccia 124.

In realtà ce n’è un altro tra i due, intermedio, segnato come Gamsteig sulla carta, non c’è il numero. Ma è analogo.

Il sentiero, abbastanza riposante, ci fa aggirare la montagna nel bosco e ci riporta ai Prati da sotto, subito dietro al rifugio Prati di Croda Rossa. Qui decidiamo di raggiungere il Rudi Hütte, a cui ormai siamo affezionati, e di concederci una birra e un po’ di riposo. Poi riprendiamo il cammino sul 19/18 fino a tornare al Passo Monte Croce Comelico.

Anderter Alpe
Ciao care, è stato bello

Inutile dire che il giorno dopo siamo andati alla spa. E credo di essermelo meritato, l’idromassaggio.

Per oggi è tutto, alla prossima gita. Senza imbrago, stavolta. Ah no, solo qualche altro spunto per chi dovesse trovarsi in val Padola o a Sesto e dintorni: ce n’è per tutti i gusti.

feniceisola Alto Adige, Dolomiti di Sesto , ,

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