Partiamo ancora una volta dalla Val di Fassa nell’anno più piovoso della storia per fare un giro impegnativo che mai mi sarei sognata di affrontare se l’avessi saputo in anticipo, com’era. Non che sia la morte totale, s’intende, c’è di peggio, ma non me lo sarei scelto come prima escursione IN ASSOLUTO dell’estate montanara. Ma siamo nel 2014, piove praticamente ogni giorno e quando arriviamo alle tante agognate ferie, io peraltro reduce da un lavoro assai impegnativo dal punto di vista fisico in un grosso cantiere emiliano, è un sabato di fine agosto e per il giorno successivo è previsto sole, incredibilmente.

Il Marito non si fa scappare l’occasione e al grido di “vedrai che è una sgambata”, mi convince che il giro perfetto per iniziare la nostra permanenza montana di ben due settimane è l’anello del Sasso Piatto, fatto interamente a piedi ovviamente, perché predere un impianto di risalita il primo giorno sarebbe come usare l’auto per andare a buttare il rusco. Non si fa.

#diariomontano24

Passo Sella
Forcella Sassolungo - Rifugio Vicenza - Rifugio Sasso Piatto
Passo Sella

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 6h
Dislivello in
salita
860 metri
Sentieri 525, 527, 557 Carta Tabacco 05 VAL GARDENA – ALPE DI SIUSI 1:25.000
Rifugi Rif. T. Demetz, Rif. Vicenza, Rif. Sasso Piatto, Rif. S. Pertini, Rif. Friedrich August, Rif. Salèi

Ci sono più rifugi qui che in tutta la Val’d’Aosta

Quindi si va, non c’è altra soluzione. Partiamo di buon mattino e ci dirigiamo baldanzosi verso il Passo Sella, attraverso un tripudio di impianti sciistici e alberghi. Siamo in Val di Fassa da un giorno e dobbiamo ancora abituarci a questo profluvio di comodità ad ogni angolo, noi che siamo avvezzi a montagne spoglie e a scarpinate solitarie. Parcheggiamo in mezzo alle altre decine e decine di auto, da cui scendono escursionisti che, come noi, vogliono sfruttare questo fugace sole.

Occhieggiamo subito il sentiero, dietro la cabinovia: un’improbabile zig-zag che si dispiega sulle pendici del monte, fino ad insinuarsi in quella fessura lassù, che è la Forcella Sassolungo. A guardarlo ricorda il sentiero del Lagazuoi, o comunque un qualunque sentiero che dal passo prende su per un ghiaione e, senza soluzione di continuità, sale fino a sparire sul prossimo passo. Ci facciamo coraggio e lo imbocchiamo.

Tempistiche

Il sentiero è il 525, parte dietro al Rifugio Passo Sella e sale per circa 500 metri in neanche 2,5 km. La guida da 1h15 per la salita, noi ci mettiamo 1h30, che tutto considerato va MOLTO bene.

Salita al Demez
Veh, le formiche

La salita al rifugio Toni Demetz

La salita è orrenda e non lascia respiro. Il tutto peggiorato dalla cabinovia che incessantemente ci passa a fianco. Però voltarsi di tanto in tanto a guardare le formichine che scompaiono in mezzo alla vastità delle montagne è sempre appagante.

Salita al Demez
Le nuvole si addensano ma oggi ci hanno promesso il sole e questo avremo

Saliamo sempre più e inizia a comparire la neve sul sentiero: come ho detto, quest’anno (2014) è stato piovoso e brutto e non ci meravigliamo nel vedere le cime imbiancate (e in questo caso anche le forcelle). Siamo vestiti a strati e non temiamo il freddo, che inizia ad insinuarsi dentro al canalone.

Finalmente arriviamo al Toni Demetz, sudati spolti, e subito corriamo a ripararci dietro il muro della casa per toglierci le maglie sudate e metterci quelle pulite, oltre a giacche e cuffie. Non è caldo per niente, dentro alle due montagne gemelle, e tira un vento gelido che porta via. Una breve sosta cioccolata per rinfrancare lo spirito e ripartiamo, poiché la strada è ancora parecchio lunga.

Dalla forcella al rifugio Toni Demetz
Un giovane esemplare di autrice mentre scruta la Val Gardena che si stende ai suoi piedi

Discesa verso il Rifugio Vicenza

Prima di buttarci però ci guardiamo intorno un momento: magnifico. E con la neve è ancora più suggestivo.

Scendiamo dunque nell’immenso ghiaione che divide Sasso Piatto da Sassolungo, la gioia degli scialpinisti. Dopo circa 40 minuti di discesa arriviamo in vista di un’altra perla della montagna: il Rifugio Vicenza, incastonato nella roccia come un masso erratico. Il colpo d’occhio non ha paragoni.

Verso il rifugio Vicenza
Eccolo lì che spunta, quasi a nascondersi nei sassi

Fino in fondo al vallone e svolta a sinistra

Dopo una brevissima sosta fotografica, abbandoniamo il Vicenza e continuiamo a scendere per il ghiaione, fino ad arrivare sui prati della Val Gardena. La vista si apre e possiamo ammirare lo Sciliar all’estrema sinistra e davanti a noi i dolci pendii dell’Alpe di Siusi. Ma non possiamo ancora fermarci: il sentiero scende ancora e poi piega con decisione verso sinistra e si incunea tra le roccette sotto il Sasso Piatto. Siamo sul 527 adesso, che abbiamo preso ad un incrocio in fondo alla discesa del ghiaione.

Continuiamo ancora, scendendo sui pendii sassosi e poi risalendo per guadagnare un colle che si chiama Piz da Uridl, a quota 2019 metri. Qui, tra prati e alberi sparsi, troviamo una panchina libera e decidiamo di fermarci per pranzare, sotto lo sguardo dello Sciliar, in lontananza. Ci voleva perché le ginocchia urlano pietà.

Piz da Uridl
Piz da Uridl è quel boschetto là, ai piedi del massiccio

Non sostiamo troppo perché, neanche a dirlo, non siamo nemmeno a metà. Il 527 procede in costa, sopra al limitare del bosco, lungo tutto il perimetro del Sasso Piatto. Nel giro di un’altra oretta arriviamo in vista del Rifugio Sasso Piatto, che ci accoglie al termine di una salita che ci ha riportato a quota 2300 metri (Marito, sappi che ti serbo ancora rancore per questo).

Rifugio Sasso Piatto
Quella è la camminata del rancore che monta

Il Sentiero Federico Augusto

Ma non è finita: qui imbocchiamo il sentiero 557, ovvero il Sentiero Federico Augusto, celeberrimo su questi monti. Praticamente un’autostrada d’altura. Largo, comodo anche se in quota e mai nel bosco, percorre il resto del perimetro del Sasso Piatto con agilità e sicurezza.

Questo ci dà l’agio che ci mancava, poiché sappiamo che ogni chilometro c’è un rifugio, in pratica, e ormai siamo in pari: le salite sono finite.

Ci guardiamo intorno, mentre proseguiamo la marcia fino al Rifugio Sandro Pertini, piccolo e suggestivo, e poi verso il Rifugio Friedrich August, ampio e lussuoso.

Sasso Piatto
Sopra di noi, le cime frastagliate del Sasso Piatto

Brandelli di storia

Il sentiero Federico Augusto fu tracciato all’inizio del XX secolo ricalcando i sentieri dei pastori che d’estate si spostavano sulle pendici dei monti insieme alle greggi, per volere del re Federico Augusto di Sassonia, appassionato alpinista, che trascorreva le sue vacanze estive in valle di Siusi nei primi anni del Novecento. È un sentiero facile, che percorso dal Passo Sella fino al Rifugio Sasso Piatto è adatto a tutta la famiglia, anche a bimbi abbastanza piccoli. Inoltre è ricco di rifugi e si presta quindi a molteplici fermate.

Infine agguantiamo la strada sterrata dei rifugi che attraversa l’ultimo tratto di prati. Passiamo oltre il Rifugio Salèi e ormai in vista del Passo Sella ci affrettiamo, anche se una colonia di marmotte molto ben abituate alla presenza umana si palesa nel prato. Ci fermiamo qualche minuto ancora.

Marmotta
Ciao bellina

E poi via, a leccarci le ferite, che tanto domani piove e si dorme fino a tardi.

Tempistiche

Il tempo totale di percorrenza è circa 6h. La guida lo fa in 5h e 30 minuti, quindi bravi noi, al primo giro. Sono circa 14 km di gioia, ma personalmente è il saliscendi a metà percorso che ho trovato abbastanza sfiancante. Io quando sono a metà voglio scendere e far ballare i piedi, star lì a dosare per salire, poi scendere, poi salire ancora mi devasta. Ma sono io eh…

Siete in Val di Fassa? Andata e spulciare l’archivio che ci sono diverse alternative al lago d’Antermoia.

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feniceisola Alto Adige, Trentino, Val di Fassa, Val Gardena

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