Torniamo a parlare di montagna dopo un lungo stop, dovuto per lo più ad apatia e tristezza da lockdown. Visto che come avevo accennato ho finito i giri ciaspolabili in regione, oggi cambiamo paesaggio, e finché non aprono le gabbie, cari veneti, oggi parlo con voi.

Veneto, dunque! Ma non le Dolomiti che son buoni tutti, e poi delle ciaspolate lassù non ne ho più a repertorio. Oggi andiamo sul Monte Baldo, di nuovo ma stavolta dalla parte della Lessinia, per vedere il lago di Garda solo una volta giunti in cima. Figo? Molto. Soprattutto perché era una gita di Capodanno, con cenone e notte al rifugio Gaetano Barana. Ho già detto che amo quel posto?

Bene dunque, andiamo.

#diariomontano43

Parcheggio sopra al Rifugio Novezzina
Punta Telegrafo - Rifugio Gaetano Barana

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 3h (andata)
Dislivello in
salita
900 metri
Sentieri 657, 651 Carta Kompass 129 MONTE BALDO 1:25.000
Rifugi Rifugio Gaetano Barana al Telegrafo

È il 31 dicembre del lontano 2016, quando tutto sembrava facile, e partiamo da Bologna sulla nostra cara autostrada del Brennero, in direzione Nord. Abbiamo in programma una digressione per vedere uno di quei posti così ben instagrammabili che ci pare d’obbligo andare a farci un giro, visto che ci passiamo vicino.

Giunti ad Affi quindi, usciamo e prendiamo su per le colline, passando per una serie di paeselli più o meno popolati, fino ad arrivare a Spiazzi. Parcheggiamo e scendiamo, per raggiungere la nostra meta a piedi.

Santuario di Madonna della Corona
Guarda là che muratori ostinati.

Ci appropinquiamo dunque verso il Santuario di Madonna della Corona, incastrato nelle rocce del Monte Baldo e che, ad aguzzare la vista, si vede anche dal Brennero. Una meraviglia architettonica altamente scenografica, che merita qualche cenno storico.

Il Santuario di Madonna della Corona

Alcuni documenti attestano la presenza di monaci sul sito del santuario fin dall’anno Mille, ma in seguito altre testimonianze accertano l’esistenza di una cappella e di un monastero almeno sin dal 1200, accessibili attraverso un tortuoso sentiero intagliato nella roccia. 

Una chiesa più grande fu costruita nel corso del 1400, e poi successivamente demolita e inglobata in un’altra più solida a partire dal 1625. Infine, dopo l’aggiunta di diversi edifici accessori, scale e sculture, la chiesa è stata demolita e ricostruita interamente, sulla pianta precedente, nel 1974.

All’interno della basilica si possono ammirare diverse statue e altre opere, oltre ad una notevole e ricca parete di ex-voto.

Ogni sabato parte un pellegrinaggio da Brentino, paese in Valdadige, che percorre i 600 metri di salita che lo separano dal santuario su gradini di roccia (il sentiero del pellegrino). Si impiega circa 1h30 per il tragitto, da vertigine.

Santuario di Madonna della Corona, chiesa
Quanti like sull'instagram

Dopo esserci aggirati per un po’ nel santuario, visitando il visitabile, usciamo dall’area sacra, mangiamo i nostri panini, e poi partiamo alla volta delle pendici del Monte Baldo, in direzione Novezza. Qui lasceremo la macchina in un parcheggio improvvisato su un curvone della strada, poco sopra il rifugio Novezzina, dove c’è anche un piccolo orto botanico.

Salita al Telegrafo

È primo pomeriggio, c’è un bel sole che scalda e non c’è neve: le condizioni perfette per iniziare la nostra ascesa.

Ci incamnminiamo dunque, poco sopra il parcheggio, imboccando il sentiero 657 che subito si impenna tra i prati secchi delle pendici del Baldo. Presto incontriamo le prime macchie di mughe, col il loro profumo un po’ attutito dalla stagione fredda ma comunque ben distinguibile. Continuiamo a salire imperterriti, col sentiero che inizia a fare le prime curve.

Superiamo una piccola cresta e continuiamo la salita, ripida, con il sentiero che diventa gradinata su sassi bianchi e a tratti sdrucciolevoli, in mezzo alle mughe sempre più fitte. Quando è trascorsa più di un’ora, ci fermiamo in un piccolo pianoro, ad osservare la Lessinia, con le nuvole nebbiose sfilacciate e basse, davanti a noi.

Monti della Lessinia
I colori sono un po' spenti eh, era dicembre

Non possiamo fermarci troppo, c’è ancora parecchio da salire e le ombre si distendono, scende ormai la sera (e ci sarebbe da continuare per diversi versi, ancora).

Riprendiamo la salita, dunque, abbastanza impietosa, tra la vegetazione, su tornanti sempre più corti e ripidi, finché non intravvediamo la cresta del Baldo.

Manca poco ormai, e una volta arrivati in cima pieghiamo a destra sul 658, che si tiene sotto Punta Sascaga e arriva proprio sopra il rifugio verso il quale scendiamo a balzelloni, grati di poter appoggiare lo zaino sulla panca di legno.

Rifugio Gaetano Barana al Telegrafo
Ah, bei tempi

Tempistiche

La salita si attesta sui 900 metri circa, tutta abbastanza continua, senza pause. Si fa in 3h, forse qualcosa di meno.

Capodanno al Telegrafo

Come ho detto, era il 31 dicembre, e noi avevamo prenotato il nostro posto al rifugio che vista l’assenza di neve e il clima accettabile aveva organizzato la serata. Il programma prevedeva cenone preparato dall’equipe dei gestori e notte nel camerone, tutti belli adesi perché il Barana è un rifugio estivo, senza riscaldamento se non le stufe delle stanze da pranzo e soprattutto, senza acqua corrente in inverno.

Si pregustava un clima di festa di quelli belli, con gente che sciamava da tutte le direzioni, che saliva con la grappa nello zaino, quelle cose lì, che da buoni emiliani ci facevano molto colore veneto (perdonatemi).

Insomma, ci assettiamo su un tavolo e ci prendiamo una birra, osservando gli avventori.

Vista sul Garda dal Rifugio
E direi che si sta bene anche al freddo, a guardare questa roba qui

In breve il piazzale del rifugio si popola, e si inizia a preparare per la festa, dato che il sole cala inesorabilmente. C’è già anche una buona dose di allegria alcolica nell’aria. Splendido.

Si inizia presto la cena perché le portate sono diverse e parecchio lente, e i tavoli sono meravigliosamente misti: noi siamo a tavola con una coppia di veneti attempati e una coppia giovane di ragazzi trapiantati all’estero. La conversazione non potrebbe essere più piacevole, anche perché il signore veneto continua a rabboccare i bicchieri con il vino appena li vuotiamo.

Tramonto sul Garda
Intanto fuori...

A suon di polenta e carne e vino, arrivano i dolci, che ormai entrano a fatica, e poi l’attesa mezzanotte: un brindisi parecchio fragoroso, segnato dall’esplosione di innumerevoli tappi, e poi tutti fuori a guardare i fuochi sul lago e a smaltire un po’ di alcol al freddo.

Lo so, sembra un’altra vita e probabilmente lo è. Ma chissà cosa ci riserverà il futuro.

Presto gli avventori che avevano prenotato solo la cena si avviano verso valle, con le torce sulla fronte, parecchio alticci. Fortuna che non c’è ghiaccio, oppure sarebbe stato parecchio pericoloso scendere di notte su quel sentiero pieno di sassoni franabili.

Ma tutto è andato come previsto, e anche noi ci avviamo a nanna, nel nostro sacco a pelo invernale, sistemato sulle brande nello stanzone. Fa decisamente freddo e ci intabarriamo bene, anche se la temperatura salirà un pochino durante la notte. Merito dell’effetto stalla.

Notte al Telegrafo
Momenti di svago

Alba e discesa, con vista

Al mattino ci svegliamo insospettabilmente riposati: nessuno è franato sopra di noi al buio durante la notte, quindi è un pieno successo. Dopo un tonificante lavaggio mattutino a base di acqua prelevata dal bidone, con tanto di ghiaccio superficiale, ci aspetta un’abbondante colazione prima di lasciare gli ottimi rifugisti e scendere di nuovo a valle.

Fuori splende il sole e fa un po’ freddo, ma nel complesso si sta da favola. Saliamo a Punta Telegrafo per dare uno sguardo ai monti, e ne vale abbondantemente la pena.

Punta Telegrafo
Quelle la in fondo sono le Dolomiti dell'Adamello Brenta

Ci sarebbe da stare qui a oltranza ma non abbiamo poi tutto questo tempo: imbocchiamo lo stesso sentiero dell’andata e iniziamo a scendere verso la Valdadige.

Impieghiamo un po’ meno che a salire e in poco più di due ore siamo alla macchina. Decidiamo di allungare il soggiorno pranzando al rifugio Novezzina, molto sofisticato e ben curato. Infine riprendiamo la via di casa.

Un capodanno alternativo come non se ne fanno spesso. Di sicuro da ripetere.

Vista dal Monte Baldo
Ciao lago, ciao

Quanta nostalgia: mi sento come Joseph Roth che descrive la fine dell’Impero Austro-Ungarico. Almeno il lago sta ancora la, il rifugio pure e anche i gestori, son sempre loro. Andate a vedere cosa fanno perché hanno sempre un sacco di proposte. Per altri giri nostalgici, invece, guardate sotto le freccine.

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