#diariomontano13

Oggi ritorniamo nel modenese, in quei sentieri comodi e fatti mille volte, che sono ormai la mia coperta di Linus. Sentieri fatti così spesso che riconosco gli alberi, ne verifico la crescita anno dopo anno, o mi accorgo se ne manca qualcuno. Sentieri fatti così tanto che non ho nemmeno delle foto, perché ormai ho tutto stampato in testa, e mi accorgo di prendere la macchina fotografica solo nella speranza di beccare bene un qualche insetto sul fiore o la bimba che si aggira nell’erba alta, tipo Godzilla.

Oggi andiamo al Lago di Pratignano, ovvero il lago-non-lago dell’Appennino Modenese, location comoda e facile, che noi raggiungiamo dal Capanno Tassoni (poco sopra la nostra casa di vacanza a Osteria Vecchia) per una strada forestale che diventa sentiero. Lago che però è raggiungibile in macchina dal lato opposto, al termine di una lunga e tortuosa strada che parte dalla località I Ponti, tra Fanano e Ospitale, e che diventa sterrata a un paio di chilometri dalla cima.

Se decidete per questa opzione consiglio una macchina con fondo alto o fuoristrada. Comuque l’auto di Google ha fatto tutto il percorso, se volete farvi un’idea delle condizioni della strada sta qui.

Rifugio Capanno Tassoni
Passo della Riva
Lago di Pratignano

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 2h30 (sola andata)
Dislivello in
salita50
150 metri
Sentieri 445, 401 Carta Escursionistica SELCA 1:25.000 CAI – Alto Appennino Modenese
Rifugi Rifugio Capanno Tassoni

Partiamo comodi comodi da Cà di Leonardo, la nostra magione in quel di Osteria Vecchia dove andiamo a rifugiarci ogni qual volta la vita ce lo consente (oppure a Bologna fa troppo caldo) e da lì in macchina raggiungiamo Capanno Tassoni, il rifugio nel bosco sulla strada che porta al Passo della Croce Arcana. Al rifugio, che sta a 1317 metri, la strada diventa sterrata e prosegue così, fino in Toscana. Noi invece parcheggiamo e prendiamo bel belli il sentiero 445, ovvero la strada forestale, che prima del rifugio sulla sinistra si stacca dalla provinciale, con un bel divieto di transito alle auto e vari segnavia.

Salita ai monti della Riva

La strada è ormai arcinota alle nostre gambe: è larga, sale e scende tra boschi di abeti e faggi, attraversa più volte ruscelli e torrenti ed è costellata di indicazioni e cartelli in legno, casalinghi, che portano a borgate e case nascoste nel bosco, testimoni di ciò che resta del passato vivo di queste zone montane.

Dopo una buona mezz’ora di cammino, forse qualcosa di più, si arriva al termine della strada nei pressi di un bivio. Sulla sinistra c’è infatti un sentiero che sale dalle borgate di Ca’ di Cecchino e La Scaffa e che viene identificato con la Via Romea (sentiero 411). Questo sentiero prosegue a destra della nostra traccia, decisamente in salita. Noi invece continuiamo a tenere il 445 che però smette di essere strada e diventa sentiero pedonale, mentre sale nella faggeta.

Brandelli di storia

La Via Romea, di cui si incontrerà sempre un qualche tratto in questa zona di Parco del Frignano, è un antico tracciato sul quale viaggiavano pellegrini e merci per spostarsi da una regione all’altra. Questa via in particolare partiva da Nonantola (sede di una grossa abbazia) e arrivava fino a Roma attraversando l’Appennino proprio in queste valli.

La via originaria probabilmente aveva diverse varianti, ma grossomodo il passaggio viene identificato sul versante destro del fiume Ospitale, poi attraversava il borgo (dove la chiesa è molto antica e il toponimo suggerisce la presenza appunto di un’ospedale, cioè una foresteria per pellegrini) e proseguiva verso sud nei boschi fino a Ca’ di Cecchino, arrivando al Monte Spigolino per svalicare infine in Toscana.

La Romea si distingue in genere per essere una via basolata, cioè lastricata con grossi sassi e pietre disposte in maniera ordinata, a formare un antico tracciato visibile anche in mezzo alla vegetazione arborea. Molto spesso inoltre è affiancata da muretti a secco in pietra.

L’ultimo tratto di 445 prima del Passo della Riva è uno dei miei sentieri preferiti: la faggeta si abbassa, filtra la luce tra le foglie e tutto il bosco intorno brilla, soprattutto se è piovuto da poco e il muschio sui sassi è pieno di goccioline. La salita c’è ma non è drammatica, si affronta anche con una Tata in spalla sui 12kg senza troppa tragedia. Infine, si arriva in cima senza uscire dal bosco, dove il sentiero spiana. Siamo al confine con l’Appennino Bolognese: alla nostra destra c’è la valle del Dardagna ma non la vediamo, sentiamo solo in lontananza lo scrosciare delle acque.

Faggio sul sentiero
Quanto mi piace questo faggio

Verso il lago

Proseguiamo dunque verso nord sul sentiero 401, che conduce al lago, in un saliscendi di cresta che ci porta in breve ad uscire al sole per superare alcuni massi da cui si domina tutta la vallata dell’Ospitale. Da qui si può ammirare la catena appenninica fino al Monte Cimone, in tutto il suo splendore. Poco dopo si scende in un valloncello popolato da faggi altissimi e costellato di rocce e massi erratici, che fanno tanto Signore degli Anelli, inseguimento degli Uruk-Hai ad Amon Hen.

Si prosegue diritto fino a spuntare, dopo un’altra mezzoretta di cammino, nella vallata che racchiude il lago: questa si presenta come un’immensa prateria su di un altopiano, circondata ai lati dal bosco, che digrada fino all’invaso delle acque. Eccoci dunque arrivati.

Prateria sopra il Lago Pratignano
Versione prateria d'inizio estate

Natura

Il Lago di Pratignano in realtà è una torbiera, un ambiente unico in regione: l’acqua è parzialmente nascosta da canne e altre piante acquatiche, tra cui la drosera rotundifolia (pianta carnivora endemica di questo luogo, piccola, mai vista ma dicono che c’è), con un concerto di rane che in certi periodi è quasi assordante.

Il sentiero percorre tutto il perimetro del lago, che è abbastanza esteso, e ci sono in alcuni punti i tavoli per il pic nic. Sul lato est c’è una roccia ben visibile, detta Becco dell’Aquila (sotto in foto), su cui si può salire per ammirare la valle del Dardagna, ma il sentiero è sconnesso e molto esposto.

Becco dell'Aquila
Prima o poi mollo il marito a valle e vado lassù

Una volta giunti di fronte all’acqua aggiriamo verso destra alcune roccette e alberini e ci andiamo a collocare dalla parte opposta del boschetto, dove sotto le frasche ci sono due tavoloni di pietra, all’ombra. Nel 2019 hanno addirittura rimesso a nuovo un tavolo e pulito la ceppaia tutta intorno. Un lusso insomma. Qui mangiamo i nostri panini e poi ci dedichiamo alle nostre attività preferite: mollare la bambina nell’erba e vedere come se la cava mentre io inseguo farfalle e libellule, sulla riva del lago.

Libellula
Che fatica raga

Curiosità

Leggenda narra che nel versante bolognese poco sotto al lago ci sia una grotticella, tale “grotta delle fate“, residenza di tre streghe maligne che nelle giornate di nebbia attirino i viandanti nel lago per farli affogare. Ecco, più che affogare, data la natura della torbiera, mi sentirei di dire impantanare nella melma. La fine di Artax, insomma.

Artax GIF
Sgomento

Discesa

Dopo questo momento faceto, ritorniamo a bomba per dire che infine impacchettiamo le nostre cose e torniamo da dove siamo venuti. Si può anche fare una variante suggestiva, ovvero scendere dal sentiero 409 che porta a Ospitale e poi risalire fino a Osteria, ma vorrebbe poi dire mollare la macchina al Capanno e doverla andare a recuperare in un qualche modo (noi l’abbiamo fatto eh, ho spedito il marito che voleva tanto fare il giro ad anello, a prendere la macchina mentre io facevo la doccia con la bimba, che benessere).

Era comunque per dire che anche il sentiero 409 che parte da Ospitale è valido: più in salita perché la quota è maggiore, ma ha una fonte un po’ sotto la cima e attraversa alcuni paesaggi buffi, tipo un bosco di pini altissimi. Unico neo, passa davanti alla fabbrica dell’acqua minerale, che devasta un po’ tutta la vallata. Quale acqua? Siete Emiliani e fate la spesa alla Coop? Ecco, l’acqua della Coop Monte Cimone. La imbottigliano qui.

Lago Pratignano prateria
Un raro esemplare di Marito che si sta segando le spalle con uno zaino di fortuna decisamente poco ergonomico

Tempistiche

Per andare da Capanno Tassoni al lago impieghiamo circa 2 ore e 30 con zaino bambinato e pause di riflessione. Un giretto tranquillo, senza troppe pretese, insomma.

Chiudiamo con la galleria di presenze Tata al lago: anni 2018, 2019 e 2020, tutti passati perlopiù a tentare di impedirle di buttarsi nella poca acqua visibile. Ho già detto che in realtà è un pesce?

Ah, dimenticavo un vantaggio non da poco: tutte le volte che sono stata qui, sempre nei weekend estivi in giugno, luglio o agosto, non ho mai trovato nessuno. Al massimo un paio di viandanti, oppure i cavalli selvaggi (che non sono selvaggi eh, ma sono da soli, al pascolo), che ogni tanto si incontrano nella prateria. Hai visto mai che sia un buon posto per sfuggire al COVID?

Spazio trekking comodo comodo in massimo due ora da casa (quando “casa” è Bologna o dintorni): seguite le freccine.

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