#diariomontano16

Meta gettonatissima e molto nota dell’Appennino Modenese, il Lago Scaffaiolo è sicuramente di grande interesse un po’ per tutti. Il Corno alle Scale è dietro l’angolo, la strada di valico della Croce Arcana è vicina, c’è un rifugio quasi sempre aperto che offre cibo e ospitalità, non c’è quindi da meravigliarsi se ad agosto le rive del lago sono simili alle spiagge di Riccione. Ma quale sentiero fare? Come raggiungiamo la meta, senza percorrere ancora e ancora la stessa solita strada?

Eccoci qui dunque a fornire quattro (ma volendo sono di più) valide alternative per fare trekking impegnativi senza rinunciare alla birretta al tavolo del Duca degli Abruzzi, oppure per trascinarsi dietro la prole senza che essa si lamenti troppo.

1. Giro ad anello dal Cavone

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 5h
Dislivello in
salita
500 metri
Sentieri 337, 129, 00, 329 Carta Escursionistica S.E.L.C.A 1:25.000 Alto Appennino Modenese
Rifugi Rif. Duca degli Abruzzi

Prima scelta: l’anello del Corno. Questo sentiero è mediamente impegnativo, adatto ad adulti e ragazzi senza paura delle altezze. Contiene infatti il tratto dei Balzi dell’Ora, che ho già descritto qui, sentiero per escursionisti esperti un po’ esposto e privo di corde.

Salita

Si parte dal Rifugio Cavone, nella suggestiva atmosfera verde bosco del laghetto artificiale, immerso nella faggeta. Si raggiunge con la strada provinciale che conduce alle piste da sci del comprensorio, asfaltata e con ampio spiazzo per parcheggiare. Nei pressi si trovano anche le cascate del Dardagna, presso le quali si può anche fare un salto veloce: sono subito sotto la strada, ci si arriva tramite un sentiero ben segnalato.

Cascate del Dardagna
Le cascate in autunno, la volta che mi ruppi un polso per salvare la reflex

Il sentiero per il Corno parte nel bosco detro il lago, porta il numero 337, ed è ben visibile. Sale con decisione ma senza strappi pesanti, costeggiando il ruscello che alimenta il lago. In breve si arriva ad un bivio da cui si diparte sulla destra il sentiero numero 335, che conduce sempre sul Corno ma evitando i Balzi dell’Ora (shame). Questa alternativa in pratica sale per il costone di roccia che arriva in cima alla seggiovia del Cavone e poi prosegue sulla costa fino alla punta della montagna, al lato della pista.

Noi teniamo il 337 invece, e continuiamo sulla sinistra fino a sfociare nella splendida vallata sottostante: una valle vuota e ricca di acqua, detta Valle del Silenzio, verdissima e silenziosa. È decisamente uno dei posti che preferisco in assoluto.

Dopo aver attraversato la valle, il sentiero sale per la china di fronte a noi fino ad arrivare al Passo del Vallone. Da qui si gira a destra e si prende il sentiero 129 per i Balzi dell’Ora.

Giunti in cima si percorre tutta la cresta fino ad arrivare sullo 00, il confine con la Toscana, al Passo dello Strofinatoio. Qui si tiene lo 00 sempre verso destra, fino ad arrivare al Lago Scaffaiolo.

Corno alle Scale
Un Corno vintage per voi

Tempistiche

Per arrivare alla meta impieghiamo circa 3h30. Servono circa 2h e 45 minuti per arrivare dal Cavone al Corno, il resto per arrivare al lago.

Il Lago Scaffaiolo è un lago di sorgente che si trova in un invaso naturale ai piedi del Cupolino, situato a circa 1780 metri di altezza. Il luogo è ideale per un pic-nic, per prendere il sole in pieno agosto e per campeggiare con la tenda. Ma occhio al vento, che soffia quasi sempre in modo costante.

Lago Scaffaiolo
Non ho immagini del lago più recenti del 2009

Discesa

Per scendere nuovamente al Cavone teniamo la strada sterrata numero 329, che proseguendo a tornanti si ricollega alla strada utilizzata per la manutenzione degli impianti di risalita, fino ad arrivare ai rifugi, sulla provinciale. Da qui, si prosegue su di essa e dopo un’ampia curva si arriva nuovamente al Cavone.

2. La salita facile

Difficoltà Facile
Tempo di percorrenza 3h30
Dislivello in salita 270 metri
Sentieri 333, 401, 329 Carta Escursionistica S.E.L.C.A 1:25.000 Alto Appennino Modenese

Vediamo ora il sentiero per famiglie: si parte sempre nei pressi del Cavone, ma un po’ più in alto. Mettiamo la macchina nel parcheggio degli impianti, a ridosso dello Chalet, e proseguiamo sulla strada asfaltata fino alla Baita del Sole.

Salita

Qui prendiamo il sentiero numero 333 che arriva dalle Cascate del Dardagna e prosegue, tra prati, piste da sci e boschetti, in lunghi tornanti su per il pendio della montagna fino ad arrivare ad un doppio bivio: prima si incontra il sentiero numero 339, ma noi teniamo comunque la traccia che sale, verso sinistra; poi si incontra il 401, che arriva dai prati sotto il monte Spigolino. Prendiamo questo, che resta l’unico sentiero da percorrere.

Dopo aver superato diversi fossi, percorrendo di traverso la cresta della montagna, il sentiero si fa più sotto alla meta. Qualche tornante tra i pratoni e ci siamo: si arriva al Lago nei pressi del vecchio rifugio, che ancora viene manutenuto come testimonianza del passato e come bivacco, all’occorrenza.

Prati
Paesaggi appenninici casuali

Discesa

Per scendere, compiendo un giro ad anello, prendiamo il sentiero 329 già descritto in precedenza.

Tempistiche

Le tempistiche sono un po’ a memoria: direi comunque non più di 2h e 15 per salire. Il sentiero non è impegnativo ed è adatto a tutti, anche bambini abbastanza piccoli che tuttavia camminano. Non adatto ai passeggini.

3. La via più lunga

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 5h30
Dislivello in
salita
900 metri
Sentieri 411, 00, 401, 411, 445, 415 Carta Escursionistica S.E.L.C.A 1:25.000 Alto Appennino Modenese
Rifugi Rif. Duca degli Abruzzi

Vediamo il lato modenese del divertimento. Varie sono le alternative, ma la più suggestiva è sicuramente la Via Romea (ne parlo qui) presa a partire da Ospitale, ridente borgata montana nella val di Lamola.

Salita

Si lascia la macchina nei pressi della fonte dell’acqua minerale, sulla strada che conduce al passo, e si continua a piedi sulla strada percorrendo un ampio tornante assolato, fino ad arrivare ad una piccola borgata sulla curva, da cui esce una strada asfaltata: è Via Ca’ Pallai. La prendiamo. Questa stradina conduce ad una serie di case, tutte identificabili e nominate sulla carta, com’è usanza in questi luoghi: la borgata più grande è Casa Pieri, l’ultima invece, dove la strada finisce, è Ca’ Pallai, come la strada suggeriva.

Si prosegue nel bosco sul sentiero identificato con il 411 e con il cartello della Via Romea, nei pressi di una Madonnina. Il sentiero è bellissimo, ampio e basolato, circondato da muretti muschiosi, e attraversa faggete e abetaie fino ad arrivare a Ca’ di Cecchino, splendida borgata immersa nel bosco con di fronte un campo assolato. Qui troviamo case vecchissime, con il forno esterno e i tetti con le piagne, e una fontana a cui possiamo tranquillamente riempire la borraccia.

Proseguendo sul sentiero arriviamo in breve ad un altra borgata con una grossa casa abbandonata, meravigliosa, e un’altro chalet rinnovato. Questo luogo si chiama La Tana: c’è una madonnina sul sentiero e poco avanti c’è un ponte sul torrente. Lo attraversiamo, continuando a salire nel bosco.

In breve raggiungiamo altre due borgate: la Scaffa, sulla destra e Pian Castagnolo sulla sinistra, più in alto. Qui fino a poco tempo fa c’era una comunità che viveva senza elettricità (avevano un generatore, non arrivavano i pali della luce) e teneva il bestiame.

Info

In queste borgate, come in tutte le altre di questa valle, si tiene ogni anno una manifestazione interessante perché mangereccia: Borgate Ospitali. In pratica i proprietari aprono le case e fanno da mangiare, oltre ad altre attività ricreative, e tu passi di lì e mangi, un po’ qui un po’ là. Viva l’Emilia.

Superiamo tutte le zone abitate e proseguiamo, in salita nel bosco. Incontriamo l’incrocio con il sentiero 445 e proseguiamo diritto, in salita, fino al crinalino del Cinghio di Sermidiano (consiglio di tenere sempre la traccia principale 411 e non prendere la 411A, che ha un tratto ripidissimo). Giunti in cima, proseguiamo lungo la cresta fino a guadagnare la sommità dello Spigolino, a cui manca ormai davvero poco.

Appennino
Vedute un po' a sbalzo

Da qui pieghiamo a sinistra sullo 00 e un 4 salti siamo al Lago Scaffaiolo.

Discesa

Per il ritorno voglio suggerire un’alternativa al ripercorrere lo stesso sentiero, visto che le tracce segnate in questo versante non mancano. Prendiamo dunque il sentiero 401, che abbiamo già visto prima, fino ad intercettare il 411 sul Chinghio. Qui riprendiamo un tratto del 411 fatto all’andata fino ad arrivare al bivio con il 445 e stavolta imbocchiamo quello.

Questa è una comoda strada forestale, senza pendenze rilevanti, che ci conduce fino al Rifugio Capanno Tassoni. Arrivati qui, prendiamo il sentiero 415 verso il basso, che taglia tutti i tornanti della strada del valico e arriva prima alla borgata di Osteria Vecchia (dove io sono di casa) e poi, dopo una breve ma infrascata discesa lungo il torrente, nuovamente in centro a Ospitale.

E con questo anello direi che avrete visto tutto il meglio della valle dell’Ospitale, anche se qualche chicca ce la teniamo per un’altra volta.

Tempistiche

Vado a memoria però direi circa 3h30 per salire da Ospitale al Lago e un paio d’ore a tornare, considerate senza pause. È una bella sgambata ma direi che ne vale ampiamente la pena.

4. La via breve dalla Croce Arcana

Difficoltà Facile
Tempo di percorrenza 1h15 (solo andata)
Dislivello in salita 100 metri
Sentieri 00 Carta Escursionistica S.E.L.C.A 1:25.000 Alto Appennino Modenese

Questa è la versione più breve e più rilassata che si possa pensare. Si parte dal Passo della Croce Arcana a cui si arriva comodamente in macchina, sia che veniate da Fanano, sia che veniate dalla Toscana. La strada è sterrata e a tratti un po’ sconnessa, ma è ampia e sale dolcemente, senza grosse pendenze. Dal Capanno Tassoni per arrivare su considerate però circa 25 minuti (se non volete rompere la coppa dell’olio).

Dal passo si prende il sentiero 00 che percorre la cresta: ha anche la variante sottocosta per aggirare la cima dello Spigolino, se proprio non ne avete mezza, e in circa 1h e 15 minuti siete a destinazione. È un sentiero di quota, quindi l’unica incognita è il vento (che soffia sempre dalla Toscana verso l’Emilia), ma per il resto è facile e abbastanza ampio. Negli anni ho visto gente con le bici, coi cavalli e addirittura con uno Scarabeo (piantati in un sassone a smadonnare, però, che goduria).

Paesaggio appenninico
Non proprio qui, ma quasi

Al ritorno, stessa strada, obbligata.

Breve nota di colore sul Lago Scaffaiolo, che non posso non lasciare sul web ad imperitura memoria, casomai qualcuno ancora non ne avesse avuto notizia. Qualche anno fa accadde che, in una stagione primaverile abbastanza precoce, una coppia di avventori si ritrovò a passeggiare verso il lago in totale solitudine.

Attirati dall’assenza del traffico e ammirando la natura selvaggia e quasi incontaminata del lago, presi da un’incontenibile passione, si diedero ad esercizio fisico appoggiati al muretto del rifugio. Peccato (o per fortuna, a seconda dei punti di vista) che nel sottotetto del rifugio ci fosse una webcam. Funzionante. Ecco che dunque rimasero per qualche mese consultabili a tutti alcuni fotogrammi di quel gesto memorabile. Ed ecco come, per qualche tempo, il Lago Scaffaiolo divenne il Lago Scopiaiolo.

Ringraziamenti

Cari avventori passionali, se per caso doveste imbattervi in questo scritto, sappiate che siete degli idoli senza tempo, un po’ come il signor Giancarlo, che alla domanda di Mike scelse la gloria eterna invece che il vil denaro.

Quattro alternative, vi ho messo, ben QUATTRO. Ma se non dovesse bastare, seguite le freccine.

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