#diariomontano11

Continuano le avventure in Appennino, visto che non si sa quando potremo uscire dalla regione (mentre scrivo siamo in piena Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, con tutto quello che ne deriva). Colmiamo quindi le nostre imperdonabili lacune sulla conoscenza del territorio facendo la prima escursione a Madonna del Faggio, in provincia di Bologna, più precisamente in zona Porretta Terme.

Facile direte, una sgambatella. Non meriterebbe nemmeno di essere descritta, direte. Beh no, dai, povera Madonna del Faggio. Intanto, è un meraviglioso santuario in mezzo al bosco, e il sentiero è facile sì, ma noi si ha pur sempre una Tata di 2 anni troppo pesante per lo zaino e desiderosa di camminare da sola. Quindi tocca fare cose facili. Inoltre, dopo due mesi di totale assenza di attività fisica, non è che si abbia tutto questo tono muscolare per fare chissà cosa di impegnativo. A questo provvederemo più avanti.

Madonna del Faggio
Mulino della Squaglia

Difficoltà Facile

Tempo di percorrenza

2h

Dislivello in salita

100 metri
Sentieri

109 Carta Escursionistica 1:25.000 CAI 07 BO – Corno alle Scale

Durante il primo weekend dalla riapertura alle attività motorie all’aperto siamo gasatissimi un po’ come tutti e vogliamo assolutamente sfruttare il bel tempo per fare una gita fuori porta in famiglia. Infatti, vogliamo prendere un po’ d’aria, guardarci intorno senza vedere palazzi, case e persone. Nel pieno rispetto delle regole ovviamente, che per nostra interpretazione personale sono in sostanza una sola: da soli nel bosco è meglio. Scegliamo dunque una meta poco trafficata, consigliata da un’amica che ci va sin da bambina a passeggiare col papà: Madonna del Faggio.

Si tratta di un santuario costruito sul luogo di un’apparizione della Madonna sul tronco di un albero nel corso del Seicento, faggio di cui resta ormai poco all’interno della chiesa. Resta però la chiesa, un bell’edificio immerso in una faggeta sulle sponde di un ruscello, con tanto di ponte scenografico, porticato e sentiero lastricato in piagne verticali fino al faggio sacro.

Di luoghi come questo ce ne sono diversi in Appennino, basti pensare alla più famosa Madonna dell’Acero, sulla strada del Cavone: vestigia di un culto sacro dei boschi mai troppo sopito. Ma noi siamo ben disposti ad accettare il paganesimo, quando si manifesta in posti belli.

Al Santuario di Madonna del Faggio

Alla chiesa si arriva praticamente in macchina. Infatti, la strada che da Porretta passa per Castelluccio continua sulla dorsale e poi si getta nella foresta, attraversando borgate e casette sempre più rade, fino a diventare bianca e ad esaurirsi sotto un grosso carico d’acqua con condotta gestita da Hera.

Qui parcheggiamo e ci incamminiamo sulla carrareccia che continua oltre la sbarra, in dolce declivio. La Tata sgambetta e non le par vero di vedere tutta questa acqua nei ruscelli e tutti questi alberi intorno. La sua natura selvatica riemerge.

La stradina continua per qualche centinaio di metri ed infine arriva a Madonna del Faggio, a cui si accede attraversando un ponte ad arco in pietra sul ruscello. Il sagrato è tutto rivestito in sasso, c’è un piccolo porticato e davanti c’è uno spicchio di sole che lambisce le panche in pietra, davanti alla chiesa.

Una serie di iscrizioni ricordano la sacralità del luogo, la storia e la collocazione dei cimeli. Ovviamente la chiesa è chiusa, quindi ci aggiriamo un po’ intorno agli edifici, poiché la strada in massicciata continua su per il bosco dietro al campanile, fino al faggio sacro.

Non andiamo fino in cima perché si sale abbastanza e la Tata fatica a camminare sulle pietre sconnesse, quindi torniamo al ponte e proseguiamo su un sentiero che indica come direzione Monteacuto nelle Alpi: il numero 109. Madonna del Faggio

Santuario di Madonna del Faggio
Santuari isolati e dove trovarli

Al Mulino della Squaglia

Questo sentiero costeggia il torrente che abbiamo superato per raggiungere il santuario, tenendosi sulla sponda destra a media altezza. La quota di Madonna del Faggio è circa 800 metri, mentre noi scenderemo lungo il 109 per un centinaio di metri circa, fino ad arrivare a Mulino della Squaglia, un antico mulino in stato di abbandono.

Questo sentiero è decisamente più stretto della strada che portava alla chiesa, perciò dopo pochi metri decidiamo di mettere in spalla la bimba per evitare che caschi cercando di superare un sasso sporgente o un tronco. In ogni caso, il sentiero è in discesa ed è facile, oltre ad essere molto corto.

Il Mulino della Squaglia
I bei mulini di una volta

Nel giro di una mezz’ora arriviamo al Mulino: l’edificio è molto grande, circondato dalle opere idrauliche che ne garantivano l’efficienza in passato. Ci sono muretti a secco, invasi per l’acqua ormai interrati, terrazzamenti sul lato opposto del torrente. La casa e gli edifici annessi sono ancora in buono stato, evidentemente vengono manutenuti, e intorno c’è una piacevole radura dove decidiamo di sostare per pranzare.

Ovviamente, mangiamo solo dopo avere consentito alla Tata di lanciare nel torrente una buona quantità di sassi. Non abbiamo ancora capito se la sua vera natura sia quella di pesce oppure se desideri diventarlo in futuro e si stia preparando.

Mulino della Squaglia
Decisamente grosso. Ricorda tanto la casona della Mirandola

Chiudiamo l'anello

Il sentiero prosegue fino a Monteacuto nelle Alpi oltre un ponticello sul torrente, in salita sulla sponda opposta, un tracciato lastricato e ben visibile. Noi però ci fermiamo qui poiché non è nei piani raggiungere un paese. Ci riposiamo e ci rifocilliamo abbondantemente e dopo pranzo ripartiamo lungo la strada di accesso al mulino, una carrabile bianca che sale in mezzo a boschi misti che progressivamente si mutano in castagneto.

Tata al fiume
… quello che facciamo tutte le mattine: tentiamo di conquistare il mondo…

Purtroppo troviamo sulla strada alcuni lavori in corso, per cui ci sono trincee aperte con tubi posati di fresco e un escavatore sul percorso. Non fosse stato per questo, il coronamento bucolico del nostro percorso sarebbe stato perfetto. Dopo una salita breve ma che ci fa già sudare parecchio, arriviamo nella radura del castagneto e riprendiamo la strada bianca con cui in macchina siamo arrivati al parcheggio, questa mattina. Da qui, in pochi minuti, chiudiamo l’anello.

Tempistiche

Il giro di Madonna del Faggio è durato in tutto poco meno di due ore senza contare le pause e soprattutto tenendo conto della presenza dell’infanta che, per nostra fortuna, ha camminato quasi tutto il tempo, senza dare segni di stanchezza e senza lamentarsi. Speriamo continui così.

Sentiero per Monteacuto nelle Alpi
Il sentiero che prosegue per Monteacuto nelle Alpi

Madonna del Faggio in veste arancione

E ora una breve carrellata di foto in versione autunnale fresche fresche.

Qualche altra idea per stare in Appennino: trekking lunghi e passeggiatelle, roba pesa e roba pollegg. Seguite le freccine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *