#diariomontano06

Al rientro da un giro ci è capitato di fermarci alla Malga Rinfreddo (in Comelico Superiore) per vedere se per caso avevano il latte sfuso in vendita. La risposta è sì, e non solo il latte sfuso, ma anche yogurt e formaggi, tra cui uno semistagionato che era talmente buono da farci tornare per comprarne un’intera forma.

Per giustificare tutti questi acquisti, escogitiamo quindi un tour sui Frugnoni che ci porta fino in Austria, partendo proprio da quella malga, o almeno da molto vicino. Siamo ancora in Comelico ovviamente, e la nostra base di partenza per oggi sarà il parcheggio di Malga Coltrondo, che raggiungiamo in auto grazie alla non proprio agilissima strada asfaltata che si prende dalla statale (chiusa in inverno).

Malga Coltrondo
Obstansersee Hütte

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 6h15
Dislivello in
salita
640 metri
Sentieri 159, 146, 160, 5a, 5 (148, 173, 149 in blu)
Carta Tabacco 010 DOLOMITI DI SESTO 1:25.000
Rifugi Obstanser-See Hütte

Scendiamo dalla macchina e insacchiamo panini, borracce piene e bacchette: oggi c’è il sole a picco, fa abbastanza caldo e il nostro sentiero, secondo la carta, prevede l’attraversamento di svariate lande assolate. Mettiamo la protezione 50 perché più di una volta al Marito si sono spellate pure le orecchie e non intendiamo ripetere l’esperienza. Almeno lui, io ho i capelli che mi coprono il cranio.

Verso il confine

Partiamo dunque, e il sentiero si stacca subito in salita poco oltre la strada, che ci lasciamo sulla sinistra. Il numero è il 159 e si inerpica nei prati. Stiamo attraversando chiaramente dei pascoli: le fatte delle mucche sono un po’ ovunque e anche l’acqua abbonda, in rigagnoli nascosti tra l’erba. Superato un piccolo strappo saliamo in cima ad un grande prato pensile, dove troviamo le vacche che oziano al sole. La foto si scatta praticamente da sola.

Mucche davanti alle crode
Invidiare le mucche che possono passare tutta la giornata QUI

Continuiamo verso l’alto mentre il caldo comincia a farsi sentire. Giunti al limitare della vegetazione arborea, che resta sempre molto varia grazie all’abbondanza di acqua, superiamo alcune rocce e il sentiero si fa più incerto: non è molto battuto ma riusciamo sempre a vedere i segnavia. Si aggirano anche i resti di un piccolo forte e poi si inizia a salire sulla cresta del Col Quaternà, senza tuttavia arrivare fino in cima.

Infatti dopo qualche metro il sentiero vira a sinistra mantenendosi in costa, così possiamo ammirare la valle sottostante, in fondo alla quale corre una strada sterrata. Infine dopo una lunga curva il nostro sentiero raggiunge la strada, che si chiama 146, e insieme ad essa prosegue verso destra fino al Passo Silvella, a cui arriviamo abbastanza in fretta.

Un passo verso l'Austria

Superato il passo dobbiamo inerpicarci sulla Sella dei Frugnoni, aggirando col sentiero numero 160 alcuni speroni di roccia, tra prati scoscesi e resti di trincee, il cui profilo è ancora visibile tra l’erba, sotto di noi. Dopo qualche tornante superiamo finalmente gli ultimi pendii della montagna e arriviamo sulla sella, solcata dai sentieri, e guardiamo in Austria.

Alla nostra sinistra c’è una costruzione oblunga in rovina: è una vecchia caserma della Guardia di Finanza, una specie di posto di blocco sulle vie di valico, per contrastare il contrabbando di merci attraverso le montagne, rimasta in attività fino agli anni Settanta. Forse sulla via del ritorno ci faremo un salto dentro: ora mangiamo in fretta i panini, poi scendiamo a bere una radler al rifugio al di là del confine.

Caserma abbandonata della Guardia di Finanza
Caserme distrutte e dove trovarle

Info

I sentieri austriaci hanno i cartelli gialli e sono molto meno segnalati che i sentieri CAI, almeno qua vicino: ci sono i segnavia, certo, ma meno frequenti. In alta quota la cosa è irrilevante, le tracce si vedono bene anche dal satellite, più in basso bisogna fare più attenzione ai bivi e ai tratturi non segnalati. La traccia che prendiamo è segnata in nero sulla carta, ed è ben visibile. Detto ciò il rifugio si vede ad occhio nudo in mezzo alla valle, dietro il lago, non facciamo nessun azzardo.

Scendiamo tra le rocce su di una traccia ben evidente ma non segnata come sentiero, finché non arriviamo dentro al prato, dove abbonda la fioritura di quelle piante che sembrano tanti piumini bianchi, soffici, mossi dal vento.

Crescono dove c’è molta acqua, e qui ce n’è tanta: diversi rigagnoli si raccolgono da tutta la montagna in diversi torrentelli che entrano nel lago, l’Obstanser See, e dobbiamo fare attenzione a non finire nelle zone paludose, cosa ulteriormente complicata dalle mucche che hanno pestato tutto rendendo il fondo decisamente viscido.

Piana dell'Obstansersee
Dalla regia mi dicono che si chiama Erioforo

Riusciamo a non scivolare nella melma e guadagnamo il rifugio, giustamente chiamato Obstanser-See Hütte, dove una fontana ghiacciata riempita di lattine di birra fino a scoppiare ci fa sentire subito a casa. Ci sediamo e mangiamo la nostra fetta di torta annaffiata da radler e birra, godendoci il sole per una mezzoretta. Tempo di andare in bagno e ripartiamo subito, stavolta scegliendo il sentiero segnato, il 5a, che costeggia il lago e risale le pendici dei Frugnoni un po’ più a est rispetto al passo.

Obstansersee
Obstanser See e Obstanser-See Hütte, là in fondo

Ritorno con salita al Col Quaternà

Lungo il sentiero incrociamo anche un piccolo cimitero austro-ungarico, con alcune tombe di militi della guerra. Saliamo tra le rocce e arriviamo sulla Carnica, il sentiero 5, leggendario quanto insidioso, che percorre quasi tutto il confine tra Austria e Italia sulle Alpi Orientali.

Frugnoni
Verso l'infinito e oltre

Pieghiamo a destra, verso ovest, e torniamo verso la Sella dei Frugnoni: da qui vediamo bene le trincee e le zone di appostamento tra le rocce, onnipresenti su questo versante montano, fino al territorio di Sesto.

Giunti alla Sella scendiamo nuovamente per il sentiero 160 fino al Passo Silvella. Qui decidiamo di fare una deviazione e andare a vedere da vicino il Col Quaternà, simpatica pirucca che ci accompagna sul paesaggio di ogni gita in Comelico.

Il Quaternà è in realtà ciò che resta della caldera di un antico vulcano. La roccia di cui era fatto si è disgregata nel tempo ed è rimasto solo il magma solidificato al suo interno. Ecco perché è così nero e diverso dalle altre montagne nei dintorni.

Prendiamo il sentiero 148, che inizia ad inerpicarsi sul versante est del colle, poi giunti ad una sella a circa 2380 metri di quota piega decisamente a destra, verso la cima del Quaternà. La vetta è a 2500 metri ed è indicata da una croce, circondata da ciò che resta delle fortificazioni italiane che usavano questa cima come punto di osservazione sulla valle di Sesto.

Box verità

A onor di cronaca, non saliamo sul Col Quaternà: vediamo due persone che si accingono, li guardiamo ma poi decidiamo di restare sulla sella. Il Marito voleva andare, io erò già abbastanza provata dalla giornata e non avevo voglia di fare lo stambecco sul calare della sera, ne avevo avuto già abbastanza così.

Madonnina sul Quaternà
C'è sempre bisogno di una Madonna

Scendiamo dal colle e proseguiamo verso il basso sul sentiero 173, che a larghi tornanti si porta alla base della montagna. Qui si allarga progressivamente fino a diventare una strada. Arrivati al limite del bosco incontriamo un bivio: teniamo la destra, col segnavia numero 149 e le indicazioni per la Malga Rinfreddo, dove arriveremo nel giro di una quindicina di minuti. Qui, finalmente, possiamo comprare il nostro ottimo formaggio.

Tempistiche

Dalla Malga Coltrondo al Passo Silvella abbiamo impiegato circa 2h30, in linea coi tempi della guida CAI, mentre il tratto successivo, fino al rifugio Obstanser-See Hütte ha richiesto un’altra ora di cammino.

Al ritorno il tempo è analogo fino al Silvella (sempre un’ora anche facendo 5a+5) poi circa venti minuti per salire sulla sella del Quaternà e infine un’ora e 45 minuti per tornare alla Coltrondo, anche qui in linea coi tempi CAI.

Per altre escursioni in zona Comelico e confine, seguite le freccine. Altrimenti si torna verso le Tre Cime, non c’è niente di male.

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