#diariomontano27

Abbiamo una carta Tabacco per ogni valle che abbiamo frequentato. Con nostro grande disappunto, in alcune occasioni abbiamo dovuto acquistare carte Kompass, dove le Tabacco non sono presenti, il che ci scombina tutta la simmetria dello scaffale, ma all’Elba abbiamo proprio dovuto: solo i tedeschi mappano i sentieri elbani.

Un anno addirittura ne ho comprata una per “l’eventualità remota di fare un giro giù di là”. Alla fine l’abbiamo fatto, e della carta servivano solo 10 centimetri. Ma vuoi mettere la soddisfazione di avere la carta Tabacco numero 1?

Sto parlando della carta Sappada – Santo Stefano – Forni Avoltri, la prima in assoluto, dove c’è un bel pezzo della cresta carnica al confine austriaco, una parte di Comelico e quel paese un tempo veneto e oggi friulano. E da Padola, dove di solito andiamo in vacanza, non è troppo lontana la meta prescelta, là in cima, di fianco al Palombino.

Andiamo a vedere come ci si arriva.

Casera Melin
Passo di Cima Vallona

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 4h30
Dislivello in
salita
550 metri
Sentieri 144 Carta Tabacco 01 SAPPADA – SANTO TEFANO – FORNI AVOLTRI 1:25.000

Siamo tatati, ovvero abbiamo la Tata addosso, nel marsupio, quindi non ci spingiamo oltre certe difficoltà escursionistiche. Nonostante tutto però questo ci era parso un buon compromesso: supersalita iniziale ma su fondo facile, ampi panorami, assenza di rifugi e quindi di persone. Addirittura, neve sotto le cime. Non poteva andarci meglio.

Per arrivare al nostro punto di partenza, ci facciamo quasi un’oretta di macchina da Padola, sulla statale che scende verso Santo Stefano, fino a Sega Digon, dove abbandoniamo la strada principale per prendere una stradina che si insinua nella lunga vallata, costellata di baite, casere e piccole borgate.

Giunti ad un bivio, nei pressi di una cappella dedicata ai Caduti di Cima Vallona, teniamo l’indicazione per Casera Melin, situata alla fine della vallata in un ampio anfiteatro verdeggiante. Si tratta di una malga/agriturismo, dove si mangia anche all’occorrenza, ultimo baluardo di civiltà sotto le vette.

Siamo a quota 1673: parcheggiamo l’auto nel campo delle mucche e partiamo verso l’alto. Direzione: sentiero numero 144, ovvero la strada forestale del genio militare.

La Tata è sveglia e gorgheggia, ma probabilmente si addormenterà presto, grazie al ballonzolare offerto dall’andatura del Marito. Il sole picchia: cappello, crema, acqua in abbondanza, panini e tutto l’occorrente per sfamare la cinna. Si va.

Strada per il passo
La strada del genio

Salita al passo

La strada si impenna subito: è una carrabile ampia a fondo ghiaiato con sassi di media grandezza, in salita a tornanti nel bosco, con pendenza costante e abbastanza elevata. Ci accompagnano il suono delle acque che scorrono nel torrente e i cavi sospesi dei tralicci dell’alta tensione. Nessuno insieme a noi.

Giunti ormai ad una buona altitudine, il bosco inizia a diradarsi e noi vediamo, sopra le nostre teste, le nevi che nei giorni scorsi hanno imbiancato le cime: le troveremo anche sul sentiero, in via di scioglimento (dopotutto è agosto). Il sole picchia ma grazie alle burrasche l’aria è tersa e frizzantina.

Un altro sforzo e arriviamo al terrazzo che si insinua nel vallone pensile sotto al passo: sulla sinistra un po’ più in alto vediamo il bivacco Piva, arroccato sullo sperone di una roccia, nei pressi di una sorgente. L’acqua ci ha accompagnato per tutto il percorso, e ora che siamo sui tornanti finali nei pressi di un gigantesco traliccio, attraversiamo ripetutamente il rigagnolo che formerà il torrente, ingrossato dalla recente nevicata.

Palombino
Il cattivissimo Palombino ci attende

Ci affacciamo infine nel vallone, dove il sentiero spiana un po’, e ci troviamo improvvisamente all’interno di un teatro di guerra: trincee su trincee sono intuibili nelle forme degli avvallamenti e nei muretti distrutti dal tempo, mentre una comitiva di ragazzini (una scuola sportiva, pare) prende possesso della conca e sfodera il pranzo al sacco dagli zaini.

Brandelli di storia: Grande Guerra

Nel giugno 1915 gli italiani occupano Cima Vallona e la sua conca, spingendosi successivamente fino al passo. Gli austriaci, non potendo più transitare per la via facile, decidono di prendere la cima del Palombino (Porze in tedesco) seguendo una via alpinistica sulla parete nord, riuscendo nell’impresa.

Gli italiani tuttavia contrattaccano e riescono velocemente a conquistare Cima Palombino, installando poi i cannoni con i quali martelleranno il fondovalle austriaco fino alla ritirata, causando ingenti danni ai paesi di Obertilliach e Sillian, senza tuttavia riuscire a influire sul funzionamento della ferrovia.

Ci allontaniamo velocemente, poiché del resto la via ci impone di proseguire, e seguiamo il sentiero, che ora più stretto compie un largo giro intorno alla valle e si va a buttare verso destra, proprio contro il Palombino, che torreggia davanti a noi. Ancora pochi sforzi e siamo al passo: alcuni rotoli di filo spinato, una madonnina e già compaiono i paletti gialli coi sentieri austriaci, sull’altro lato. Troviamo uno spazio pianeggiante subito sotto il valico: possiamo mangiare.

Tempistiche

Il tempo di salita totale è circa 2h30, senza pause. Il dislivello è approssimativamente di 550 metri. Per il ritorno calcoliamo una mezz’ora in meno, se vogliamo fare una sosta breve al bivacco Piva.

Dal Passo di Cima Vallona
Da dove mangiamo, ci osservano le Crode di Sesto e Padola

Rientro alla malga

Dopo il pranzo, il cambio della bambina e qualche sguardo al paesaggio austriaco, ci incamminiamo nuovamente da dove siamo venuti: niente anello oggi per noi, shame, solo una banale discesa. Però la comitiva di ragazzini si è dileguata e ora nel vallone ci sono solo delle pecore.

Scendendo, ci fermiamo anche ad osservare quel che resta del bivacco Piva, e appena torna ad esserci campo, cerchiamo di scoprire qualcosa di più su questi caduti di Cima Vallona di cui abbiamo visto la chiesa memoriale, e che come vedremo non c’entrano un bel niente con la Grande Guerra.

Uno sguardo in Austria
Niente male anche oltre il confine

Brandelli di storia: la strage di Cima Vallona

La strage di Cima Vallona ebbe luogo il 25 giugno 1967 ed è da inserirsi nella lunga serie di attentati compiuti lungo il confine austriaco negli anni 50/60 dal BAS (Befreiungsausschuss Südtirol) e da altri gruppi separatisti altoatesini. Alcuni componenti del gruppo terroristico avevano fatto saltare il traliccio dell’alta tensione durante la notte del 25 giugno; una pattuglia composta da alpini, artificieri e finanzieri venne inviata sul luogo per indagare, ma a causa dei cumuli di neve dovette proseguire a piedi.

A circa 50 metri dal traliccio fu innescata una trappola esplosiva che investì in pieno il radiofonista Armando Piva (a cui è intitolato il bivacco), che morirà nella notte per le ferite riportate. In seguito venne chiamata un’altra unità in soccorso, con l’elicottero, e nei pressi del traliccio, fu innescata dalle operazioni di recupero un’altra trappola esplosiva che uccise gli alpini paracadutisti Francesco Gentile, Mario Di Lecce e Olivo Dordi, mentre un quarto alpino, Marcello Fagnani, rimase ferito dalle schegge.

In seguito alle indagini, furono processati e condannati all’ergastolo in contumacia un cittadino austriaco e tre cittadini tedeschi, i quali in Austria invece furono assolti per mancanza di prove. Ai caduti è stata intitolata una cappella poco oltre Sega Digon. Trovo che si parli veramente troppo poco, degli attentati al confine. Andare in vacanza qui e non saperne nulla o quasi un po’ mi disturba.

Scendendo dal passo
Il sentiero era quasi del tutto invaso dalla neve, alta fino a un metro

Amenità

Scesi alfine a valle, ci fermiamo a comprare il latte alla casera e a mangiare una fetta di torta, facendo due chiacchiere con una coppia attempata di escursionisti di base nella valle di Zoldo, che venivano a fare un giro sul viale dei ricordi del marito, che aveva fatto il militare su questo tratto di confine, negli anni Sessanta. E non deve essere stata proprio una passeggiata di salute, vista l’aria che tirava. Ma ormai le ombre si allungano, la Tata necessita maggiori attenzioni, è ora per noi di riprendere la via di casa.

Ritratto sul sentiero
Ricordiamoci così, con la cinna silenziosa e dormiente in una nevicata d'agosto

I paesaggi della Traversata Carnica sono decisamente spettacolari; sarà forse quel certo non so che dell’essere sul confine… Ne trovate altri, a spulciare.

feniceisola Comelico e Cadore, Veneto

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