#diariomontano31

Oggi facciamo una gitarella distensiva di poche pretese ma di grande impatto scenografico. Partiamo infatti con tutta la calma del caso dal Passo Giau, uno dei passi più belli delle Dolomiti e per questo completamente invivibile già di primo mattino, in alta stagione. Parcheggiamo lungo la strada e ci avviamo con la Tata in spalla verso la chiesetta, dove frotte di motociclisti si fanno i selfie senza togliere il casco, aggirandosi come tanti robot tra le palizzate e le macchine.

Molliamo la cinna nell’erba giusto il tempo di guardarci un po’ intorno, ma presto iniziamo ad avere prurito alle braccia (classico caso di orticaria da folla), quindi ci dirigiamo oltre la chiesetta fino alla partenza dei sentieri. Abbiamo la bimba e non andremo lontano, ma di sicuro ci sposteremo quanto basta per non sentire più il rombo dei motori.

Passo Giau
Forcella Col Piombin

Difficoltà Facile
Tempo di percorrenza 1h20 (solo andata)
Dislivello in salita 50 metri
Sentieri 436 Carta Tabacco 25 DOLOMITI DI ZOLDO CADORINE E AGORDINE 1:25.000

Prendiamo il sentiero 436, che è anche Alta Via dei Parchi numero 1, e che si dirige dentro al Mondeval fino alla Forcella Ambrizzola. Il sentiero è agile, abbastanza percorso e senza difficoltà. Già nei pressi del passo, superato un invaso di acque piovane e da scioglimento, si entra in un piccolo valloncello, tra prati e collinette, e si raggiunge in breve una piccola forcella, la Forcella di Zonia.

Superata questa, lo sguardo si apre su di un’ampia vallata che digrada verso il basso, completamente vuota se non per un immenso gregge di pecore che si sposta come una marea bianca sull’erba.

Il sentiero prosegue in costa per un buon tratto e poi in salita, con qualche masso un po’ alto da superare che ci costringe a caricarci la Tata in spalla. In breve siamo in vista anche della seconda forcella, quella di Col Piombin, che oggi sarà la nostra meta. Eh sì, niente fatica, solo relax fuori sentiero.

Tempistiche

Impieghiamo circa 1h20 per raggiungere la Forcella de Col Piombin, poi decidiamo di fermarci poiché il sentiero che prosegue scende parecchio all’interno di un ampio vallone, e per arrivare alla Forcella Giau e guardare nel Mondeval si deve risalire per un dislivello di circa 220 metri, cosa che riteniamo improponibile con la bimba.

Passo Giau
Quanto benessere nell'andarsene dalla strada

Comunque non possiamo lamentarci per il panorama. Troviamo uno spiazzo quasi pianeggiante poco sopra il sentiero e stendiamo il telo. Da qui possiamo vedere comodamente tutta la vallata dei Pian de Possoliva, Punta Zonia e il Nuvolau, mentre dall’altra parte si stagliano verticali i Lastoi de Formin, sulla valle vuota sottostante nella quale decidiamo di non addentrarci.

Con noi poche altre persone, oltre al passaggio sul sentiero degli escursionisti che fanno l’altavia e qualche famiglia che è intenzionata a raggiungere il Mondeval. Dovremo aspettare qualche anno, prima di riuscire a farcela con la Tata.

Pecore nel Vallone
I puntini bianchi sono pecore

Sopra di noi, il Monte Cernera con le sue rocce poco accessibili ci offre riparo: c’è un sentiero che lo attraversa ma è poco segnato e perciò poco percorso, anche se qualche avventuroso escursionista l’abbiamo visto passare.

Consumiamo con comodo il nostro pasto, facciamo qualche disegno con la bimba e ci aggiriamo facendo fotografie aspettando la luce migliore attraverso le nuvole. Una giornata di relax ci vuole ogni tanto.

Verso il Mondeval
On the road verso il monte Cernera

L’uomo di Mondeval

I più allenati su questo sentiero vorranno sicuramente arrivare fino al Mondeval, e perché no, fino a Croda da Lago. Ma cosa c’è di importante nel Mondeval, a parte la bellezza delle montagne? Qui giochiamo in casa, perché dentro c’è un sito archeologico del Mesolitico. Andiamo a chiarire meglio.

All’interno della vallata pensile formatasi durante l’ultima glaciazione tra il Mondeval e i Lastoi de Formin si trova, quasi al centro, un grosso masso erratico, portato a valle dai ghiacci. Nei pressi di questo masso, dove nel corso dei secoli l’uomo ha costruito ripari e poi baite, è stata rinvenuta nel 1985 una sepoltura di un cacciatore di epoca mesolitica, vissuto circa 7500 anni fa.

Questa testimonianza è importantissima perché ci fa capire le abitudini dell’uomo in quel periodo: le famiglie di cacciatori/raccoglitori si spostavano sugli altipiani intorno a quota 2000 metri, fuori dalla vegetazione arborea, per riuscire a cacciare la selvaggina, di cui seguivano le tracce e gli spostamenti per poi aspettarne il passaggio sotto le forcelle e coglierla di sorpresa.

Probabilmente costruivano ripari temporanei utilizzati durante il periodo estivo, ma erano ben presenti nel territorio e avevano affinato le tecniche per spostarsi e cacciare in montagna. L’uomo di Mondeval, che si chiama Valmo, si trova ora nel Museo Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore, che vi consiglio di visitare: l’esposizione è nuova e ben allestita e presenta rinvenimenti importanti dall’età dei dinosauri in poi.

Forcella Col Piombin
Direi che non ci possiamo lamentare, come sosta pranzo

Nel pomeriggio decidiamo di rientrare e percorriamo lo stesso sentiero a ritroso, tornando al Giau, nella mossa. Peccato, perché sui prati di Forcella Col Piombin si stava proprio in pace.

Forcella Giau
Eccola là, Forcella Giau. Ci vedremo da vicino, prima o poi.

La Marogna de Giau

Facciamo una digressione fuori sentiero: scesi dal Giau abbastanza presto, abbiamo infatti deciso di fare una deviazione alla ricerca di un’altra opera storica poco nota, ovvero la Muraglia di Giau. Si trova un po’ sotto il passo, verso Cortina, ed è segnata sulla carta.

La si raggiunge percorrendo delle tracce nel bosco non segnate, che partono anche dalla strada e in particolare una abbastanza facile da trovare: sotto a Malga Giau la strada compie un tornante e poi scende ancora con un rettilineo e qualche curva; subito prima del tornante successivo sulla destra c’è una piazzola, mentre a sinistra c’è l’accesso di un tratturo che si inoltra nel bosco. Da lì si segue la traccia, abbastanza larga, fino a raggiungere un torrente: si attraversa e si segue ancora il sentiero fino ad un’area aperta, dove scorre l’acqua. In fondo a questo pianoro, contro la linea degli alberi, si può vedere la Muraglia di Giau. Sì, ok, ma cos’è?

Si tratta di un muro costruito nel 1753 per mettere fine alle aspre contese per il possesso dei pascoli del Giau da parte degli abitanti di Cortina e di San Vito. Dopo secoli di conflitti infatti, e dopo che l’area divenne anche confine internazionale essendo Cortina entrata nell’Impero Austro-Ungarico, fu stabilito che i sanvitesi avessero libero accesso ai pascoli purché costruissero a loro spese la Marogna, che resiste ancora oggi.

Noi l’abbiamo vista di sfuggita, sotto un acquazzone improvviso che ci ha bagnati come pulcini, ma se avete occasione di passare di lì fatecelo un salto, è molto suggestiva.

Per finire, qualche altra idea per portare in giro la vostra prole senza impazzire troppo a trascinarla su per scoscese ratadine.

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