#diariomontano09

Ci eravamo lasciati nella scorsa puntata in cima all’altopiano di Fanes-Sennes-Braies al rifugio Biella, in una delle cornici a mio parere più splendide e suggestive delle Dolomiti. 

Ripartiamo dunque per il nostro viaggio nei ricordi di un’altavia casalinga con la nostra seconda tappa, quella che doveva condurci fin sotto le pendici della Croda Rossa ma che invece, a causa di una grossa frana (che potete vedere qui), abbiamo ridisegnato al momento lungo un tragitto più sicuro e più lungo.

Tappa 2

Ci lasciamo quindi definitivamente alle spalle il rifugio e la Croda del Becco (ho già detto che voglio essere tumulata qui?) e prendiamo il sentiero 28 a mezza costa che va verso la Croda Rossa.

Come abbiamo già detto, non possiamo prendere il sentiero che avevamo scelto, il numero 3 che è stato chiuso, ma dobbiamo invece fare un ampio giro nelle vallate sottostanti per arrivare alla nostra meta, ovvero il rifugio Val… No, niente spoiler.

Abbiamo le carte, abbiamo i panini, abbiamo l’acqua, cosa può andare storto? Eh, venite a vedere.

Tumulatemi qui

Rifugio Biella
Rifugio Vallandro

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 6h30
Dislivello in
salita
200 metri
Dislivello in discesa 800 metri
Sentieri 28, 29, 37
Carta Tabacco 031 DOLOMITI DI BRAIES – MAREBBE 1:25.000
Carta Tabacco 03 CORTINA D’AMPEZZO E DOLOMITI AMPEZZANE 1:25.000
Rifugi  Rifugio BiellaRifugio PratopiazzaRifugio Vallandro

Lungo le creste di Braies

Rifugio Vallandro, dunque. Non proprio dietro l’angolo, come si evince dalla carta.

La giornata sembra buona, c’è un sole velato da qualche nube e noi siamo carichi a balestra. Il sentiero numero 28 ci piace, è rilassato, passa in mezzo a tutte queste splendide roccette che nella luce del mattino sono ancora più incantevoli.

Saltelliamo felici come camosci mantenendo la nostra quota, ci aggiriamo sulla cresta dell’altopiano e contempliamo davanti a noi la Croda Rossa, che non possiamo avvicinare ma che resta maestosa all’orizzonte.

Arrivati in fondo alla linea di cresta il sentiero piega verso il basso, a sinistra, nella valle di Braies: vediamo che da laggiù iniziano a salire un po’ di nuvole, dense, che ci coprono il panorama. Poco male, siamo attrezzati per ogni evenienza.

Verso la Croda Rossa
Queste nuvole non ci spaventano

Dentro il vallone

Iniziamo a scendere dunque seguendo il sentiero, tra le rocce e i primi pratoni che si fanno largo sui pendii: le nuvole sono sempre più incombenti e ad un tratto senza accorgercene ci siamo dentro.

NEBBIA.

In pratica non vediamo più niente. Cerchiamo di seguire la traccia che continuiamo a scorgere sotto i nostri piedi e infine, mentre attraversiamo un pascolo con diverse mucche in libera uscita, non troviamo più nemmeno quella. Vabbé dai, sarà lì.

Facciamo un po’ di su e giù nel pascolo, guardiamo bene tutto intorno. Niente.

Proseguiamo un po’ come capita nella direzione prescelta dal GPS integrato nel cervello del Marito (che non si scarica e funziona abbastanza bene, parlo per esperienza) e alla fine recuperiamo il sentiero sul fianco del monte, che da qui discende a zig zag verso la vallata. Sospiro di sollievo.

Intanto la nebbia diventa pioviggine e poi pioggia decisa, quindi indossiamo i ponci e la macchina fotografica sparisce nello zaino fino a nuovo ordine. Niente più foto, sorry.

Verso la Croda Rossa
Le ultime testimonianze di sole dalla cresta

Tra pascoli e torrenti

Continuiamo la nostra via per i pascoli per un buon tratto quando, nella nebbia, sentiamo delle grida: un gruppo di famiglie scende per un pendio del monte, dandosi voci e cercando una traccia. Hanno perso il sentiero nelle nuvole, come noi poco fa. Ci accostiamo e chiediamo dove sono diretti: al Vallandro. Coincidenze? Io non credo. Si accodano e ci ringraziano.

Proseguiamo insieme per il sentiero, che nel frattempo sta risalendo per le pendici di un basso monte che nasconde sotto di sé la valle di Braies e che noi aggiereremo, continuando a salire su e giù per pendii di pascoli e rocce. Arriveremo così al bivio col sentiero numero 29, situato in cima ad una cresta che divide due vallate e i rispettivi alpeggi.

Scendendo a Malga Posta

Intanto la pioggia si fa ancora più intensa e ci bagna calze e scarpe. Le famiglie che abbiamo incontrato sono meno attrezzate di noi, i ragazzi e i bambini sono parecchio intirizziti e dal vociare che sentiamo percepiamo un certo malumore serpeggiante.

Superato il bivio e preso il sentiero 29, la traccia dai ghiaioni si butta nella valle di un torrente, mediamente ripida ma con scalette di legno e tornantini che agevolano la percorrenza. Piove sempre più forte e le famiglie decidono di fare una sosta perché i ragazzi sono stanchi.

Noi proseguiamo, le nebbie si sono alzate e il sentiero adesso si vede benissimo. Scendiamo a rotta di collo per trovare un riparo, o quantomeno entrare nel bosco.

In breve arriviamo a Malga Posta, un alpeggio chiuso su uno degli ultimi speroni di roccia dei monti di Fanes, che capita a fagiolo, proprio. Ci infiliamo sotto una tettoia, dove ci sono un tavolino e due panche che sembrano fatte per noi, e finalmente mangiamo i nostri panini. Sono le due passate.

Ci riposiamo un po’, mentre osserviamo come le nuvole iniziano ad aprirsi e lentamente spiove. Intanto il gruppo di famiglie arriva anch’esso alla malga, fradicio. Ci alziamo e lasciamo il posto, per continuare sul sentiero 29 che scende nella valle sottostante.

Verso il Fondovalle di Pratopiazza

Il sentiero è paticamente una scala malamente intagliata nella roccia sostenuta dalle radici di alberi e mughe: ci sono gradoni e tornanti ma la pendenza è comunque molto elevata. Farlo in salita sarebbe uno sputapolmoni. Almeno non piove più, anche se il terreno è bagnato e si scivola parecchio.

In breve raggiungiamo il fondo del sentiero, che si collega ad una strada lungofiume nei pressi di un monumento ai caduti. Continuiamo per la forestale verso sinistra fino alla curva della strada, dove ci sistemiamo sotto la pensilina del bus.

Da qui prenderemo l’autobus che conduce a Pratopiazza: il sentiero sarebbe facile e non tanto pendente, ma ormai è pomeriggio, ricomincia a piovere e noi non abbiamo assolutamente voglia di sobbarcarci una risalita dopo tutta l’acqua che abbiamo preso.

Al Rifugio Vallandro

Il pullman ci porta per una strada tutta curve e tornanti su per la valle boscosa che conduce agli alpeggi di Pratopiazza. È uno splendido altopiano a pascolo con malghe e rifugi che si stende alle pendici della Croda Rossa, veramente imponente da qui. Il paesaggio è meraviglioso, peccato che piova. Ancora.

Altopiano Pratopiazza
Tramonti rosa, tramonti di pesco

Ponci e via: riprendiamo il cammino sulla strada di collegamento tra l’hotel Pratopiazza e il Vallandro, che fortunatamente è breve e poco pendente. In circa 30 minuti arriviamo al nostro rifugio, collocato sul punto più alto della valle, dove c’era un forte austroungarico di fine ‘800, oggi musealizzato. Entriamo al calduccio e prendiamo possesso della stanza.

Tempistiche

Escluse le soste, abbiamo impiegato circa 6h30 per la tappa intera. I tempi parziali non li ho tenuti, troppa pioggia. Comunque la discesa dalla Malga Posta al parcheggio si fa in meno di un’ora e il seguito è una passeggiata di salute, quindi la maggior parte del tempo l’abbiamo impiegata nella traversata dei pascoli di Braies. Nessuna pendenza difficoltosa, però.

Dopo esserci lavati e rifocillati, finalmente notiamo che ha smesso di piovere, quindi mettiamo di nuovo il naso fuori e vediamo grossomodo questo.

Tramonto al Rifugio Vallandro
BOMBA

Anche se dal vivo era molto più spettacolare, ovviamente.

L’indomani ci aspetta una tappa abbastanza impegnativa e parecchio difficile in caso di maltempo. Speriamo che la notte porti via le nuvole. Nel frattempo, si dorme della grossa nelle stanze del Vallandro, molto accoglienti, e si pregusta già la colazione pantagruelica del mattino.

Per chi se la fosse persa, la prima tappa sta qui. La terza invece è qui: dove andremo? Seguiteci.

Altre cose invece, sotto alle freccine.

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