#diariomontano09

Ben ritrovati sul viale dei ricordi di un’epoca che non è più. Che tristezza. Meno male che i posti sono belli. Oggi ci lasciamo alle spalle il Bosi e il meraviglioso terrazzo panoramico sulle Dolomiti per andare verso… Chi può dirlo.

Intanto scendiamo a valle, dobbiamo farlo per forza. Abbiamo delle sontuose vesciche nei piedi che si fanno sentire quindi la tappa di oggi sarà rilassata: prenderemo addirittura un autobus, che lusso!

Se volete recuperare le tappe precedenti le trovate qui:

Tappa 1. Dal lago di Braies al Rifugio Biella.

Tappa 2. Dal Rifugio Biella al Rifugio Vallandro.

Tappa 3. Dal Rifugio Vallandro al Rifugio Bosi al Monte Piana.

Tappa 4

Intanto una vista casuale del tramonto dal Bosi, casomai vi venisse in mente di andarci la sera

Ci svegliamo pimpanti ma un po’ acciaccati: iniziamo a sentire la fatica sulle spalle e i piedi ci tormentano un po’. Anche oggi ci attende una mattina splendida: neanche una nuvola in cielo. A dirla tutta non vedremo più nuvole fino al rientro a Bologna, di qui a sette giorni: una cosa così non credo si ripeterà mai più in tutta la nostra vita.

Rifugio Bosi
Rifugio Pian di Cengia

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 4h15
Dislivello in
salita
200 metri
Dislivello in discesa 550 metri
Sentieri 122, 105, 101
Carta Tabacco 10 DOLOMITI DI SESTO 1:25.000
Rifugi Rifugio BosiRifugio Pian di Cengia

Scendendo dal Bosi

Scendiamo dunque per la carrabile del genio che conduce fino al Lago Antorno (sentiero 122), una piacevole passeggiata di un’oretta circa, tra boschi e valli verdi. Abbiamo tutto il tempo di sgranchirci le gambe nell’aria frizzantina e di ammirare la splendida Val Popena che si apre davanti a noi, che appuntiamo per una gita futura: pare sia molto isolata e priva di traffico umano, quindi l’ideale assoluto.

Info

Per la versione invernale e in salita dello stesso sentiero si veda qui.

Tappa 4 Altavia: la val Popena
Purtroppo, la civiltà...

Ci allunghiamo fino a Misurina, in mezzo alla folla che inizia a raccogliersi intorno al lago, per due motivi: primo, dobbiamo comperare i biglietti del bus delle Tre Cime, poiché ci serviremo di quello per salire fino al Rifugio Auronzo (farla a piedi quando ci arrivi in bus è fuori discussione).

E secondo, il Marito ha scordato la borsina con le mutande (nuove tralaltro) nel primo rifugio, quindi al Biella, e sono 2 giorni che si gira quelle che ha addosso. A Misurina c’è un piccolo market, speriamo di trovare almeno due paia di mutande perché inizia a farsi schifo da solo.

Verso il rifugio Auronzo alle Tre Cime di Lavaredo

Terminata la nota di color marroncino, proseguiamo col racconto. Troviamo le mutande, compriamo due biglietti, due panini e due banane (potassio, evvai) e aspettiamo il bus nel piazzale, davanti al lago. Siamo in pieno agosto, quindi ci sono frotte di turisti e vacanzieri in ciabatte.

Quando già sentiamo pruderci le braccia, arriva il bus e ci stipiamo dentro come bestiame. La strada che porta su è un insieme di tornati assolatissimi dalle pendenze imbarazzanti: sento il bisogno di concentrarmi sulla guida e cercare di guardare avanti invece che intorno a me. Il rischio di diventare verde tutto ad un tratto è dietro l’angolo.

In breve siamo in cima: ci scaricano in un piazzale enorme pieno di macchine, insieme ad una massa di gitanti e a qualche escursionista. Ogni anno qui spianano della montagna per far posto alle macchine e meno male che è parco! Chissà cosa avrebbero fatto altrimenti (un parcheggio a sei piani? Una funivia?).

Tre Cime di Lavaredo
Stupido sole addosso

Dall'Auronzo al Locatelli

Ci allontaniamo il più in fretta possibile dalle folle e corriamo letteralmente sul sentiero numero 105, quello che per intenderci fa il giro davanti alle Tre Cime, e che arriva al Locatelli. Sì, oggi ci vogliamo fare del male e passiamo per il lungomare di Riccione. Fortuna che la gente si sparge.

Il sentiero è molto bello: dal parcheggio si arriva in breve ad una piccola cengia, da cui ci si affaccia sulle due valli sottostanti. Siamo sulla cresta finale delle Cime e il panorama è a dir poco spettacolare. Abbiamo il sole in faccia però, e ce lo avremo un po’ tutto il giorno.

Scendiamo nella valle dove troviamo un pascolo di quota, con le mucche e qualche pozza d’acqua: tutto molto bucolico. C’è anche una malga e ci fermiamo a mangiare un panino sulle panche, perché sappiamo che dopo ci aspetta il Locatelli con la proverbiale ressa, quindi vogliamo passarci il minor tempo possibile. L’alpe, che si chiama Langalm, è tranquilla e defilata: c’è passaggio ma è tutto molto affrontabile.

Dopo la breve sosta ripartiamo sul sentiero per il Locatelli: in tutto, dal parcheggio, impieghiamo circa 1h30, per una pendenza in salita trascurabile. È una passeggiatona, ed è per questo che è così gettonata. Arrivati al rifugio, foto di rito sulla terrazza, svacco momentaneo davanti alle Cime e poi ripartenza. Dobbiamo aggirare tutto il Monte Paterno e buttarci sulla forcella, se vogliamo arrivare in tempo per il té delle cinque.

Verso il Pian di Cengia

Scendiamo dunque brevemente verso i Laghi dei Piani (quei due laghetti smeraldini che stanno dietro al rifugio) lungo il sentiero 101, che ci conduce in mezzo ad un dedalo di rocce e roccette adagiate sui prati.

C’è un po’ di saliscendi e poi si guadagna il ghiaione, immenso, del Paterno. Qui si compie in falsopiano un ampio giro intorno alla vallata e si può ammirare il lago del Paterno, di un verde petrolio sfolgorante. Credo di aver fatto tipo 150 foto, che riproporrò negli anni a venire ad ogni occasione.

Tappa 4 Altavia: Lago del monte Paterno
Lago di smeraldi, Torre di Toblin e dintorni

Alla fine del ghiaione, il sentiero si impenna: si inerpica verso destra per guadagnare il valico all’estremità del Paterno, e qui si prende tutta la quota della giornata.

Sotto un sole cocente arriviamo infine sulla Forcella Pian di Cengia, a quota 2522, dove troviamo una croce con un Gesù spazzato dai venti e un pugno di escursionisti: da qui parte il sentiero ferrato per il Paterno (o arriva, non conosco la direzione) quindi ci sono anche comitive di alpinisti.

Andiamo verso il lato selvaggio del parco, ora. Continuiamo a seguire il sentiero 101 sulla nostra sinistra verso il rifugio, che iniziamo a intravedere tra le rocce. Il cielo è così terso da essere blu cobalto, un colore incredibile, ancora più assurdo nella luce del pomeriggio.

In breve raggiungiamo il rifugio, e proviamo un piacere segreto nel guardare gli avventori della giornata che si alzano dai tavoli e se ne vanno, mentre noi, in crocs, possiamo restare ancora ad ammirare questa parte di mondo, fino a domani.

Il rifugio Pian di Cengia
Il glorioso MONVISO 3 che ancora ci assiste al bisogno, e un rifugio sullo sfondo

Tempistiche

Dal Locatelli al Pian di Cengia abbiamo impiegato circa 1h45 minuti, e si può dire che tutto il dislivello si faccia qui, sul sentiero 101. È un sentiero poco impegnativo (in questo tratto) ma lunghetto; noi l’abbiamo preso abbastanza spediti poiché lo avevamo già fatto e volevamo arrivare in fretta al rifugio.

Dopo aver fatto merenda ci concediamo una gita al tramonto. Lasciamo gli zaini al bar e ci inerpichiamo con la sola macchina fotografica (che benessere) sul sentiero 101A che porta in cima alle Crode Fiscaline, dalla parte di dietro. Abbiamo sempre il rifugio in vista e arriviamo, in un’oretta scarsa, in cima al tratto sicuro.

Il sentiero infatti termina in mezzo alle guglie, tra buchi e forre senza protezioni. Ci concediamo qualche sguardo di sotto, nella Val Fiscalina, e poi ammiriamo il tramonto, con la sola compagnia di qualche rotolo di filo spinato della Prima Guerra Mondiale. Meraviglioso.

Croda dei Toni
Croda dei Toni nuovo sfondo del pc forevah

Il rifugio Pian di Cengia

Il Rifugio Pian di Cengia è una chicca: è gestito da una famiglia di albergatori di Sesto e in particolare da un manipolo di ragazze. Il cibo è ottimo, servito come in un risotrante di prima categoria: ottima scelta, porzioni abbondanti, buona birra. Lo strudel in particolare è eccellente, ma anche le altre torte si difendono alla grande.
La compagnia è la più varia: in maggioranza sono alpinisti che fanno i sentieri attrezzati e le ferrate della guerra, ma ci sono anche escursionisti solitari, come un austriaco di 60 anni che ha fatto balotta con noi e con le cameriere tutta la sera.

All’imbrunire, hanno acceso un fuoco tra i sassi e qualcuno ha tirato fuori una chitarra, e l’aria si è riempita di canti in lingua tedesca (indecifrabile per me). Mentre piazzavo il cavalletto per fare la lunga esposizione l’atmosfera era a dir poco magica. E sì, mi sono portata il cavalletto in altavia.

Pian di Cengia all'imbrunire
Voi non vorreste essere lì ORA?

Il rifugio dispone di una sola stanzona da 15 posti e non ha un bagnvero (c’è un bagno a secco all’aperto, a 15 metri dalla casa, mentre dentro c’è un bugigattolo con un lavandino e un water). Inoltre fanno overbooking, come tutti i rifugi alpinistici: chi arriva tardi viene piazzato sui tavoli da pranzo.

Si va a nanna presto e mi trovo a leggere sul telefono per farmi venire sonno, salvo essere bacchettata (sempre in tedesco) per la troppa luce proveniente dallo schermo. Del resto, ho visto troppe cose belle per addormentarmi sul colpo.

Croda dei Toni la sera
Quelle lì non si classificano come nuvole

Info

Questa “gita” è stata fatta nell’estate del 2016, quindi qualche tempo fa. Noi ci auguriamo che sia ancora tutto come allora, ma se così non fosse, prendete le informazioni sul cibo con le pinze, ecco.

Arrivederci alla prossima puntata! Se volete ripescare le prime tre tappe sono qui:

Tappa 1. Dal lago di Braies al Rifugio Biella.

Tappa 2. Dal Rifugio Biella al Rifugio Vallandro.

Tappa 3. Dal Rifugio Vallandro al Rifugio Bosi al Monte Piana.

Dove andranno i nostri eroi, al risveglio? Si faranno incatenare alle fondamenta? Purtroppo no, ma un pezzo di cuore è rimasto in quei colori, tra quei sassi, al Pian di Cengia. 

Altre cose invece, sotto alle freccine.

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