#diariomontano09

Esercizio: immaginate di svegliarvi molto presto in una mansarda interamente in legno, circondati da altre persone che come voi si alzano e infilano cose dentro gli zaini. Immaginate di scendere in ciabatte per la scaletta, col vostro zaino fatto: vi infilate una felpa e, ancora in ciabatte, uscite dalla porta del rifugio e vedete questo.

Ho già detto che amo la Croda dei Toni? No? Beh, la amo.

Non male, vero? Direi che ci sarebbero tutti gli estremi per chiedere una sdraio e piantarvi qui il giorno intero, con un buon libro, una sontuosa colazione che lascia spazio al pranzo e infine alla birra serale. Per un altro giorno ancora.

Purtroppo però bisogna andare, perché ancora c’è strada da mettere sotto gli scarponi e ancora ci sono nuove montagne da esplorare. E la tappa di oggi è di gran lunga la più interessante, se non altro perché trovare un sentiero poco battuto nel parco delle Tre Cime è un’impresa. Ma noi l’abbiamo compiuta, questa impresa, e andiamo dunque a vedere dove ci hanno condotto i nostri passi.

Se volete sapere come siamo arrivati fino al Pian di Cengia, qui trovate le tappe precedenti:

Tappa 1. Dal lago di Braies al Rifugio Biella.

Tappa 2. Dal Rifugio Biella al Rifugio Vallandro.

Tappa 3. Dal Rifugio Vallandro al Rifugio Bosi al Monte Piana.

Tappa 4. Dal Rifugio Bosi al Rifugio Pian di Cengia.

Rifugio Pian di Cengia
Rifugio Tre Scarperi

Difficoltà Media/Difficile
Tempo di percorrenza 5h30
Dislivello in
salita
100 metri
Dislivello in discesa 900 metri
Sentieri 101, 105, 11, 10, 9, 105
Carta Tabacco 10 DOLOMITI DI SESTO 1:25.000
Rifugi Rifugio Pian di CengiaRifugio Tre Scarperi

A ritroso verso le Tre Cime

Ripartiamo dunque alla volta del Rifugio Tre Scarperi, che si trova dietro a Punta Tre Scarperi, per l’appunto, in piene Dolomiti di Sesto. Ci stiamo avvicinando alla nostra meta finale, ma di strada ce n’è ancora parecchia. Sembra rilassata perché non c’è quasi salita, ma la via è lunga e presenta anche qualche insidia qua e là. Andiamo a scoprirle.

Al mattino la via è pulita e solitaria: insieme a noi, un pugno di uomini e donne che si spargono in mille direzioni, nessuno che torna verso il Locatelli. Prendiamo perciò il sentiero 101 con cui ieri siamo arrivati qui in direzione opposta, e torniamo rapidamente alla Forcella Pian di Cengia.

L’aria è frizzantina ma il sole è già alto e comincia a scaldare. Niente nuvole, come abbiamo già accennato. Il cielo è anzi di un colore assurdo tra il blu cobalto e l’imbrunire di una notte serena. C’è persino la luna.

Tappa 5 Altavia: ritorno al Locatelli
Il Gesù che ci assiste lungo il cammino, al Pian di Cengia

Scendiamo rapidi come camosci nel ghiaione della forcella e ripercorriamo in solitaria tutto il sentiero che costeggia il Monte Paterno e il suo splendido lago, di cui vi risparmio l’ennesima foto (lo trovate qui, comunque). Siamo da soli in mezzo alla valle dei Piani, presto arriviamo in vista del Locatelli, che raggiungiamo neanche alle 10 di mattina. C’è qualche avventore, ma talmente invisibile che non si nota. E queste sono le Tre Cime che piacciono a noi.

Tre Cime di Lavaredo
E sì, c'era tutta quella gente lì, alle 10 di mattina. Se riuscite ad andarci a quell'ora, fatelo

Dal Locatelli ai Tre Scarperi

A questo punto termina il nostro sentiero già visto e inizia l’ignoto: prendiamo infatti il sentiero 105 che si stacca sopra il Locatelli e aggira la Torre di Toblin, entrando in un valloncello molto vuoto e circondato da forcelle e forcelline.

Rifugio Locatelli
Ciao Locatelli, ciao

Proseguendo sul 105 si starebbe sull’altavia numero 4, che scende in valle tra il Monte Mattina e i Tre Scarperi, ma a noi non piacciono le cose già scritte, quindi cambiamo itinerario, per mantenere la suspance.

Tre Scarperi
Giuro che non ho pompato il colore. Lo giuro

Dopo essere arrivati nel vallone, avendo a destra la Torre di Toblin e a sinistra la Torre dei Scarperi (qui sopra), al bivio segnalato con un paletto prendiamo il sentiero 11, verso la Torre dei Scarperi. Andremo infatti ad aggirarla, tenendoci in quota su di un terrazzo vista Tre Cime calcato da qualche rotolo di filo spinato della Grande Guerra e pressoché nessun altro. Ci seguono i gracchi e qualche altro uccello. E basta.

La vita.

Tre Cime di Lavaredo
Voglio vivere cosììì

Tour nel Parco delle Tre Cime di Lavaredo

Sul sentiero attraversiamo il Passo dell’Alpe Mattina, risaliamo brevemente un ghiaione fino ad una piccola forcella e poi scendiamo per un prato in quota, con vista sulla Val Rinbon e le Tre Cime. Sentiamo e vediamo persino delle marmotte.

In questa dimensione bucolica e solitaria mangiamo i nostri panini e ci fermiamo un po’ a guardarci intorno, poiché dopo scenderemo in valle e diremo addio alle cime.

Appena ripartiti, vediamo salire verso di noi alcune persone, con cui scambiamo qualche parola. Ci dicono, con aria allarmata vedendo i nostri zaini, di stare molto attenti perché di lì a poco ci sarebbe stato un passaggio molto difficile e pericoloso dentro le rocce. Ma noi, che abbiamo già controllato tutto su carta, non ci facciamo prendere alla sprovvista.

Ultimo scatto delle Tre Cime. Tappa 5 Altavia
Ciao carone, alla prossima

Nella Val di Campo

Il sentiero 11 infatti scende continuando ad aggirare la Torre dei Scarperi fino ad entrare in vista della valle. Ma per entrarvi bisogna in pratica calarsi in un camino. Niente di drammatico eh, si fa tranquillamente senza nessun tipo di attrezzatura, a maggior ragione in discesa. Sulla carta ci sono 2 crocette, ma la difficoltà semmai sta in salita. Dentro ci scorre l’acqua, quindi le rocce sono scivolose, ma ci sono corde e cavi per reggersi con le mani. In 4 salti siamo fuori dalle pareti e mettiamo piede sul ghiaione che scende dalla catena montuosa, tutta aperta a catino intorno a noi. E il bello viene ora.

Info

Per chi non lo sapesse, un camino è un passaggio tra due pareti parallele di roccia. Questo camino in particolare è molto corto e non verticale ma con all’interno una specie di scaletta di roccia, irregolare. Niente di trascendentale, insomma.

Col sole a picco sulle nostre nuche, ci buttiamo sul sentiero numero 10 in una discesa vertiginosa e lunghissima, tra sassi abbacinanti e qualche sparuta muga che si profila all’orizzonte. Continuiamo così per almeno un’ora e mezza, fino ad arrivare sul sentiero 9 dentro ad un boschetto di mughe e alberelli di fianco ad un ruscello. Qui troviamo un praticello in piano su cui ci stendiamo per un po’ a riposare.

La discesa può essere decisamente più sfiancante della salita.

Parco delle Tre Cime. Tappa 5 Altavia
Non ci sono foto della discesa infernale, continuerò a mettere vedute del Parco

Verso il rifugio

Sul sentiero avevamo anche incontrato una famiglia che ci ha chiesto informazioni: erano le due del pomeriggio, loro salivano per il ghiaione e ci hanno chiesto se mancava molto alla cima. E noi, che di solito siamo incoraggianti, abbiamo risposto che sì, mancava decisamente molto. Poco diplomatico ma efficace.

Dopo una breve dormita nel prato riprendiamo il cammino, ormai in dolce declivio, verso valle: di lì a breve incontriamo un bivio col sentiero numero 8 che scende da sinistra dai valloni della Croda dei Baranci e continuiamo la nostra marcia sul 105, che riagguantiamo infine dopo il nostro largo giro intorno alla Torre dei Scarperi.

Ormai siamo in vista del rifugio, che è grande e adagiato in un enorme pratone lungofiume. Entriamo e ci concediamo le nostre birre di rito, mentre depositiamo gli zaini. Ce la meritiamo tutta la nostra siesta, ora.

Tre Cime di Lavaredo. Tappa 5 Altavia
Un ultimo sguardo prima di andare

Al rifugio Tre Scarperi

Il Rifugio Tre Scarperi è decisamente enorme, con un sacco di sale e ambienti per la vita comune: gli stanzoni per dormire sono grandi ma accoglienti, ci sono veri bagni ristrutturati di recente, docce a gettone e giochi di società nelle sale. Il cibo è sfizioso, abbondanti carni e specialità altoatesine: siamo in valle di Sesto, quindi ci si adegua al menù proteico.

Direi che per oggi abbiamo faticato abbastanza. Ci aspetta il nostro sonno di bellezza mentre pregustiamo l’ultima tappa della nostra altavia, non senza qualche pensiero triste che si affaccia nella nostra mente.

Tempistiche

Non ho tenuto gran che conto dei tempi parziali di percorrenza, in tutto fanno 5h30 senza soste. Il tratto più faticoso è la discesa nel ghiaione sui sentieri 10 e 9, complicata dal sole alle spalle. Avevamo messo la crema e tirato su i calzettoni ma siamo comunque arrivati in fondo coi retroginocchi in fiamme. Un sole così s’era visto raramente in vita nostra.

La destinazione finale del nostro giro è Sesto, quindi c’è poca suspance in realtà. Ma non svelerò certo come decideremo di andarci dal Rifugio Tre Scarperi. Però, se volete ripescare tutto il percorso fatto fin qui, ve lo rimetto:

Tappa 1. Dal lago di Braies al Rifugio Biella.

Tappa 2. Dal Rifugio Biella al Rifugio Vallandro.

Tappa 3. Dal Rifugio Vallandro al Rifugio Bosi al Monte Piana.

Tappa 4. Dal Rifugio Bosi al Rifugio Pian di Cengia.

Per oggi è tutto, linea alla regia.

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