#diariomontano09

Siamo giunti al termine di questo viaggio virtuale nelle Dolomiti. Ultima tappa, quella che conduce alla meta finale. Da un lato, ci lasciamo alle spalle la voglia di camminare da soli nelle montagne più belle del mondo, quindi siamo un po’ tristi.

Dall’altro lato abbiamo le vesciche nei piedi, ci fanno male le spalle, non dormiamo in un letto vero da almeno tre giorni e vogliamo farci una doccia senza contare i secondi alla fine dell’acqua calda. Io ho pure il ciclo e ogni mattina è un’avventura tutta da vivere (perché sì, mica ce le potevamo risparmiare in questi 6 giorni, ovviamente).

Quindi sì, c’è anche tanta voglia di arrivare alla fine della giornata, mettersi le ciabatte e sapere di poter dormire fino a tardi la mattina dopo. Per carità, la montagna è bella eh, ma ci sono anche altre cose. Un bagno personale, ad esempio.

Siamo al rifugio Tre Scarperi, nell’alta Val di Campo di Dentro, che si incunea nelle Dolomiti di Sesto, e per arrivare in paese ci aspetta ancora un valico. Gambe in spalla quindi, che c’è di nuovo da salire, prima di poter vedere il paese.

Tappa 6

Se vi state chiedendo dove siete finiti, qui trovate le tappe precedenti di questo viaggio:

Tappa 1. Dal lago di Braies al Rifugio Biella.

Tappa 2. Dal Rifugio Biella al Rifugio Vallandro.

Tappa 3. Dal Rifugio Vallandro al Rifugio Bosi al Monte Piana.

Tappa 4. Dal Rifugio Bosi al Rifugio Pian di Cengia.

Tappa 5. Dal Rifugio Pian di Cengia al Rifugio Tre Scarperi.

Rifugio Tre Scarperi
Sesto

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 4h
Dislivello in
salita
450 metri
Dislivello in discesa 700 metri
Sentieri 105, 12A, 12, 12B
Carta Tabacco 10 DOLOMITI DI SESTO 1:25.000
Rifugi Rifugio Tre Scarperi

Info

Chiedo scusa fin da subito della carenza eccezionale di foto in questo post. L’ultimo giorno di cammino ho scioperato, non ho nemmeno foto dal telefono. Del resto non era previsto che ne facessi un diario pubblico quindi vado molto a memoria e metto qualche foto di altre camminate a tema, con lo stesso paesaggio (ovvero dei boschi fitti). La foto di copertina è un ritratto da lontano dei luoghi che abbiamo attraversato, presa però dall’Anderter Alpe in un altro anno. Infatti c’è una nuvola.

In salita verso gli alpeggi

Questa mattina ai Tre Scarperi invece il cielo è terso e blu, non ci sono nuvole all’orizzonte, e l’aria è già calda quando ci mettiamo in marcia sul sentiero numero 105 che scende per la valle. Camminiamo sulla strada d’accesso al rifugio in realtà, e non sul sentiero, perché ci viene più comoda.

La strada è carrabile e arriva fino alla statale 52 che da San Candido sale a Sesto e al Passo Monte Croce Comelico. Noi però ne percorriamo solo un pezzo perché è nostra intenzione svalicare sotto le Cime di Sesto, che dividono la Val di Campo di Dentro e la valle di Sesto.

Di lì a poco infatti incrociamo un sentiero che si stacca sulla destra e che si inerpica sul monte a mezza costa, per ora, col numero 12A. Chiaramente è il nostro: lo prendiamo agili e pensiamo che andrà tutto bene. Ce ne pentiremo amaramente.

Il sentiero infatti, un tratturo in realtà, aggira in quota tutta la costa della montagna e poi, giunto ad un incrocio con un torrente, vira decisamente verso l’alto, in verticale. Praticamente diventa una scala, in mezzo ad una vegetazione fitta e vagamente palustre ma completamente al sole.

Ormai siamo parecchio stanchi, e questa salita diciamo che ci spezza un po’ le gambe, così a tradimento: sono circa 500 metri di dislivello che si prendono in un niente. Ma non ci scoraggiamo e continuiamo a salire, fino ad un altro bivio nel mezzo di un ghiaione, ormai sotto i costoni di roccia delle Cime di Sesto. Qui prendiamo a sinistra, tenendo il sentiero 12, ed entramo in un boschetto. Saliamo ancora leggermente fino a guadagnare un pianoro, da cui si domina un alpeggio.

Siamo bagnati spolti quando ci fermiamo a guardarci intorno, e deve essere anche per questo che ho deciso di scioperare in fotografia. Questo e il fatto che siamo relativamente in basso, dentro a boschetti e pratoni: niente cime da ammirare. Il panorama comunque non è per niente male: prati verdi e casette per il fieno, baite, abeti misti in piccoli gruppi, e una panchina. Nostra, subito.

Finalmente, verso la meta finale

Siamo grossomodo in cima alla montagna che si vede nella foto di copertina (o forse quella dietro ma sono uguali dai), in quel pianoro bucolico ricco di casette. Niente mucche però. Poco male, ci fermiamo a mangiare la cioccolata e ci guardiamo la Val di Campo di Dentro e i Tre Scarperi per bene, prima di scendere nella valle di Sesto e abbandonarli definitivamente.

Dopo la breve sosta ci rimettiamo in cammino e scendiamo verso valle tenendo ancora il sentiero numero 12, che taglia i prati e infine si butta nel bosco, diventando una carrabile. La strada scende a tornanti ampi e in breve perdiamo un bel po’ della quota guadagnata. Giunti ormai abbastanza in basso prendiamo una scorciatoia, che abbandona la strada e taglia per il bosco (sentiero numero 12B), tenendosi a mezza costa e piegando con decisione verso destra, verso Sesto, che ormai intravediamo tra le chiome.

Boschi sotto Sesto
Un altro bosco fin troppo simile a quello descritto

Arriviamo finalmente in vista del paese ed usciamo dal bosco: ad accoglierci la maestosa vallata circondata di prati a larice con le casette da fieno a noi così familiari, inondata di sole. Ci fermiamo accanto al fiume, ci sediamo sulla panchina e mangiamo i panini, mentre guardiamo un signore del posto che falcia il fieno e lo trasporta sul trattorino.

Ci teniamo questo pranzo frugale come ultimo ricordo della nostra altavia, prima di posare i piedi sull’asfalto e tornare alla civiltà, distrutti ma felici.

Val Fiscalina
Un altro prato, un'altra casetta, un altro giorno

Conclusioni di un'altavia

Questa altavia casalinga è durata sei giorni, per un totale di circa 29 ore in cammino (escluse le pause) e di 65 chilometri percorsi (non li conto mai eh, sono un po’ a spanne). Non è un tour spettacolare d’accordo, al contrario, è abbastanza alla portata di tutti.

Segue quindi una mappa generale, che rende più evidente quanto si possa andare lontano a piedi in un giorno, anche in montagna. Io resto sempre impressionata, abituata come sono a girare in macchina quasi sempre, nella vita reale.

Altavia: tutte le tappe. Earth
Colori a caso, sì.

Bene, direi che è tutto. È stato bello rivivere questa esperienza, mi piacerebbe farne un’altra in futuro, magari con la bimba più grande. Sicuramente anche la prossima non sarà una via canonica, ma sarà come questa un’AltRavia. A noi piace l’avventura.

Se avete perso delle tappe le trovate qui:

Tappa 1. Dal lago di Braies al Rifugio Biella.

Tappa 2. Dal Rifugio Biella al Rifugio Vallandro.

Tappa 3. Dal Rifugio Vallandro al Rifugio Bosi al Monte Piana.

Tappa 4. Dal Rifugio Bosi al Rifugio Pian di Cengia.

Tappa 5. Dal Rifugio Pian di Cengia al Rifugio Tre Scarperi.

Se invece volete provare altre escursioni in altre valli, cercate sotto le freccine, o nell’archivio.

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