Un’altra regione, perché ricordiamolo sempre: ci sono troppe montagne da vedere e troppo poco tempo. Allunghiamo il viaggio canonico e arriviamo fino in Valle d’Aosta, perché è ora di fare un giro sulle cime più alte d’Italia, e se proprio non si riesce a salirci, almeno vederle da lontano, dai. E anche un po’ perché la Federica mi chiede di parlare anche delle montagne che frequenta, giustamente. E noi siamo qui anche per la Federica.

Organizziamo una gita cattiva coi soliti noti della fatica gratuita: siamo di base in un paesello che affaccia sulla valle principale di Aosta, e siamo dunque abbastanza comodi per scegliere la vallata che più ci piace, per il nostro giro. La scelta ricade sulla Valsavarenche, che si butta decisa nel parco del Gran Paradiso ed è semivuota, oltre che profondissima. Promette bene.

#diariomontano22

Camping Pont Breuil
Grand Collet

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 6h30 senza pause (circa)
Dislivello in
salita880
880 metri
Sentieri 2, 2A 3 Carta dei  sentieri 9 VALSAVARENCHE GRAN PARADISO 1:25.000

Esatto, nessun rifugio. Solo per veri duri.

Siamo giovani e di belle speranze, all’epoca di questa “scampagnata”, non ci spaventano le altezze. E invece dovrebbero, perché siamo abituati alle valli dolci, ai pendii comodi, ai sentieri tracciati a tornanti… Qua in Valle d’Aosta è tutta un’altra musica. Qua le cime sono sopra i 3000, le valli stanno al massimo a 1800 e per salire bisogna prendere dei sentieri ripidissimi, in mezzo a rocce vive, senza vegetazione, senza possibilità di scelta. Bisogna volerlo davvero, il trekking. Le montagne non ti regalano niente: stanno lì, giganti, e ti guardano, quasi a dirti “Dai, sali se hai il coraggio. Sali e vediamo.”

E noi saliamo, porca vacca.

Partiamo di buon mattino dalla nostra casetta degli hobbit e ci dirigiamo in Valsavarenche. Quando ci fermiamo a prendere un caffè sulla via, in un paese in fondo alla valle, ancora il sole non è arrivato a metà dei prati, anche se sono quasi le 10 del mattino, ormai. Parcheggiamo al Camping Pont Breuil, punto di partenza dei sentieri e fine della strada asfaltata: sono quasi le 11 e il sole è appena arrivato a lambire il fiume: valli profonde, come dicevamo.

Non ci facciamo scoraggiare. Piazziamo la macchina e imbocchiamo il sentiero 2 che costeggia il fiume, risalendo sul lato destro la valle: a destra la Cime de l’Arolley che oggi circumnavigheremo, a sinistra il massiccio del Gran Paradiso, immenso e bianco di neve sulle cime.

Valsavarenche
Si sale con decisione e subito le macchine sembrano solo puntini

Salita verso il Grand Collet

Il sentiero procede tranquillamente fino ad arrivare al bivio, in corrispondenza del Rifugio Tetras Lyre sul lato opposto dell’acqua, dove il sentiero 2 prosegue diritto mentre il 2A si stacca sulla destra, iniziando a salire con decisione in mezzo alla vegetazione bassa e a macchie. Prendiamo questo.

In breve, mangiando le isobare, scaliamo il primo salto di quota e superiamo la vegetazione, arrivando sulle rocce. Il sentiero si inerpica tra i sassi scuri senza smettere di salire ma tagliando in diagonale il fianco della montagna, fino ad arrivare ad un secondo salto di quota, dove ricomincia a mietere isobare in verticale.

Salita vista Gran Paradiso
Mica male però la vista

Superato anche il secondo scoglio (siamo ormai a 2350 metri) torna a rallentare l’ascesa, riprendendo a tagliare in diagonale, fino ad arrivare ad un piccolo spiazzo abbarbicato tra le rocce, dove troviamo alcuni alpeggi e un bivacco in pietra, segnato anche sulla carta col nome di Seyva. Proseguiamo.

Bivacco Seyva
Il bivacco Seyva e alcuni alpeggi diroccati. Foto di Chiara Barbieri

Per un buon tratto la salita si fa più dolce e sopportabile, ma presto ci troviamo di fronte il terzo salto di quota, che ci condurrà fino in cima alla forcella: il sentiero si inerpica tra le rocce, offrendo anche qualche piccolo spunto alpinistico con alcune scalette piantate sulla parete della montagna, e regalando uno splendido panorama da ammirare nelle soste dentro i valloncelli pensili: il Gran Paradiso è sempre dietro di noi, abbagliante e magnifico.

Davanti al Gran Paradiso
Giovane esemplare di autrice mentre osserva gli aplinisti col binocolo. Foto di Chiara Barbieri

Quando ci fermiamo per pranzare in uno di questi scalini abbastanza grande da ospitarci tra i sassi, troviamo anche un praticello pensile e un laghetto glaciale, su cui il gigante si riflette in tutta la sua magnificenza. Lo contempliamo in silenzio, e cerchiamo di individuare le cordate di alpinisti che scalano la vetta: ne individuiamo almeno due, in marcia dal rifugio Vittorio Emanuele che con la sua cupola metallica riflette il sole come uno specchio.

Terrazze al Gran Paradiso
Acqua, acqua ovunque. Che paradiso

Ultima salita e valico verso il Nivolet

Una volta pranzato, ci rimettiamo in marcia: mancano pochi metri per arrivare alla nostra quota più alta. Il punto di arrivo della salita è infatti il Grand Collet, ovvero la forcella a 2832 metri tra la Cime de l’Arolley e il Mont Giansana. Ci arriviamo salendo a quattro mani, grazie ad alcune scalette e agli ultimi tornanti ripidi sul ghiaione. Ci voltiamo a guardare il Gran Paradiso e siamo subito ripagati di tutta la fatica.

Salita al Grand Collet
Che baldanza, che calzettoni! Foto di Chiara Barbieri

Scendiamo infine dall’altra parte, nel ghiaione e poi sulle rocce, fino ad arrivare al vecchio abitato di Grand Collet: case diroccate in sasso ancora bellissime al limitare si una vallata pensile col fiume che placidamente scorre disegnando meandri nel prato. Non ho mai visto niente di più bello.

Info

Siamo nel Plan du Nivolet, valle pensile a circa 2400 metri di quota che sul lato opposto è perscorso da una strada sterrata che era stata progettata per unire Piemonte e Valle d’Aosta attraverso il Passo del Colle del Nivolet. Fortunatamente l’opera è stata solo iniziata e mai terminata, permettendoci di ammirarne l’anima selvaggia.

Lungo il Nivolet

Il fiume scorre placidamente verso nord, e noi lo seguiamo col sentiero che si tiene sul fianco della montagna. Quando giungiamo al salto di quota, l’acqua inizia a scendere e a nascondersi dalle rocce, per poi riapparire fragorosamente in alcuni tratti. Arriviamo ad una croce sul sentiero, la Croix de l’Arolley, un punto panoramico dove ci fermiamo ad ammirare nuovamente il Gran Paradiso, prima di scendere verso il basso, dove il paese inizia ad intravvedersi in fondo alla valle.

Nivolet
Ho anche perso tempo ad inseguire quello che sembrava un beccaccino. Beccaccino!

Abbiamo quasi terminato l’anello: manca la ripida discesa nel bosco, che passa a fianco delle cascate generate dal fiume di prima, la Dora del Nivolet, che si getta nel Torrente Savara. In breve siamo nuovamente sul pari e possiamo tornare alla macchina: è pomeriggio inoltrato ormai, ed il sole è già sparito dietro alle vette alpine lasciando la Valsavarenche alle ombre della sera.

Croix de l'Arolley
La Croix de l'Arolley ci fa intuire che siam quasi alla fine del giro

Tempistiche

Per i tempi sono andata un po’ a memoria fotografica, quindi prendeteli con beneficio d’inventario. Indicativamente comunque non dovreste impiegare più di 6h e 30 minuti per fare l’intero anello, esclusa la pausa pranzo. C’è qualche passaggio attrezzato su gradini di ferro e qualche corda ma non c’è nulla di esposto o potenzialmente pericoloso.

Cascate
E daidaidai che manca una sgambata

Non ho moltissimo materiale sulla Val d’Aosta, Fede mi scuserai, ma qualcos’altro c’è. Vediamo cosa salta fuori in futuro.

feniceisola Valle d'Aosta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *