#diariomontano05

Nell’estate in cui abbiamo in programma l’AltRavia decidiamo che ci serve anche un po’ di avvicinamento alle montagne prima di affrontare il tour, così organizziamo una toccata e fuga in Dolomiti partendo direttamente da Bologna per dormire una notte in rifugio. Così facendo quando staremo per sentieri e baite per una settimana saremo pronti, preparati, al Marito non verrà la vertigine.

Ci facciamo anche un po’ la gamba senza stressarci troppo, dice ancora il Marito. Un po’ come quella volta in cui la prima giornata di vacanza mi portò a fare l’anello del Sasso Piatto. O quando, arrivati sabato belli come il sole con i libri da leggere e tutto, la domenica si alza e mi convince che il modo migliore per affrontare la cosa per il verso giusto sia attaccarmi alle rocce sotto Cima Undici, con 2kg di imbrago, il caschetto modello anni ’80 della zia e una gran voglia di ucciderlo.

Ma siamo sopravvissuti, eravamo giovani di belle speranze, allora. Non ci casco più una seconda volta.

San Martino di Castrozza
Rifugio Velo della Madonna

Difficoltà Media
Tempo di percorrenza 4h30
Dislivello in
salita
830 metri
Sentieri 702, 721 Carta Tabacco 022 PALE DI SAN MARTINO 1:25.000
Rifugi Rif. Velo della Madonna

Dicevamo. In una caldo e assolato sabato mattina di agosto ci alziamo ad un orario improbabile e buttiamo tutto in macchina alla meno peggio, partendo in orario per arrivare a Fiera di Primiero in tempo per procurarci il pranzo al fido e onnipresente Despar. Dopodiché continuiamo verso San Martino di Castrozza, dove lasciamo l’auto nel parcheggio della finuvia che porta sulle Pale.

Controlliamo di avere tutto l’occorrente per una notte in rifugio e il cibo necessario per salire: è mezzogiorno meno qualcosa e l’idea bellicosa è quella di metterci un po’ di strada alle spalle prima di mangiare, in modo da non dover affrontare tutta la salita a stomaco pieno e con la fretta di arrivare su.

Pale di San Martino
Pale, amore e fantasia

Salendo sulle Pale

Ci incamminiamo per la strada forestale segnata col numero 702 che da sopra il parcheggio conduce verso destra, lungo il pendio delle Pale, nel bosco. Qua e là ci sono prati lussureggianti e baite e mentre saliamo familiarizziamo col paesaggio che ci è abbastanza nuovo: non siamo mai venuti a vedere le Pale, prima.

Dopo un tornante dove il nostro sentiero numero 702 continua a sinistra verso l’alto, la strada comincia decisamente a salire fino ad arrivare in un incrocio. Qui la strada diventa un sentiero, numero 724, che prosegue grossomodo diritto, mentre il 702 si stacca verso sinistra e prende una china decisamente ripida.

Noi prendiamo il 724 per un tratto, finché non torna ad essere strada e poi diventa decisamente sentiero, col numero 721: questo lo terremo fino alla meta. Facciamo ancora qualche metro ed incontriamo un torrente che attraversiamo. Qui decidiamo di sostare un po’ e mangiare: la salita vera deve ancora venire, ma abbiamo bisogno di mettere un po’ di carburante nelle gambe.

Pale di San Martino
Pale e tulipani

Dove il sentiero s'impenna

Ripartiamo che sono quasi le due e mezza e subito il sentiero si impenna, tagliando decisamente le isobare a perpendicolo. Meno male che abbiamo fatto il pieno anche di cioccolata. Arriviamo fin sotto alle crode, dove per fortuna il sentiero si placa e compie un giro per aggirarle: i polmoni ringraziano.

Seguiamo la linea delle rocce, superando anche qualche masso poi, dopo aver riguadagnato un po’ di quota, il sentiero si addentra decisamente in un ghiaione solcato da rivoli d’acqua.

Bivio sul sentiero
Bivio in quota

Saliamo ancora fra i sassi, tra canaloni e prati pensili finché non entriamo in un grande catino che percorriamo tutto: qua e là spunta ancora qualche nevaio e ci imbattiamo anche nell’attacco di una ferrata (Ferrata della Vecchia si chiama, chissà perché).

Poi ci avviciniamo alle ultime rocce da superare, che sembrano un muro davanti a noi: il sentiero si infila in un budello e comincia a disegnare una scala che a piccoli tornanti ci porta in cima, facendoci fare in tipo un tiro di sasso circa 200 metri di dislivello verticale.

Rifugio Velo della Madonna
Troppo vicino, troppo grande, il grandangolo non è ancora pervenuto

Al Rifugio Velo della Madonna

Quando siamo arrivati credo mi mancasse un polmone, volevo solo buttarmi in terra, levarmi gli scarponi e bere una vasca di birra ghiacciata. Però che bello che era lì: la valle è un filo troppo in vista per i miei gusti, ma la roccia, questa pala gigantesca che sovrasta il rifugio, che meraviglia.

Buttiamo da una parte gli zaini e tiriamo fuori le ciabatte (che benessere) guardando un po’ con aria di sfida quegli avventori che dovranno scendere giù, mentre noi possiamo dormire lì. Beviamo la nostra birra, aspettiamo il tramonto.

Tramonto al Velo della Madonna
Ciao, addio, facciamo tre tende

Il rifugio è ampiamente decoroso, buon cibo, buona scelta di giochi di società, nome favoloso. Al mattino a fare colazione con noi solo gruppi di alpinisti che hanno in programma il giro dei rifugi delle Pale, che dentro devono essere strepitose. Ci appuntiamo la carta per una possibile incursione futura.

Box verità

Ad oggi ancora niente, una Tata si è frapposta fra noi e il nostro desiderio di montagna selvaggia, ma abbiamo buone speranze: a colazione c’era una coppia con 2 figli sui 10/12 anni, entrambi muniti di zaino grosso, che facevano il giro passando anche per i sentieri attrezzati. Erano olandesi e silenziosissimi. Estrema invidia.

Rifugio e forcella al Velo della Madonna
Quella lì è la forcella per caprioli

Prima di scendere a valle decidiamo di saltellare agilmente come caprioli fino alla forcella che c’è subito sopra il passo. Subito si fa per dire eh, ma saranno boh, 20 minuti al massimo. Guardiamo dentro le Pale per qualche momento: sembrano le quinte di una scena, con i piani che si sovrappongono uno sull’altro. Montagne e montagne nel sole del mattino.

Uno sguardo nelle Pale di San Martino
Rocce, roccine, roccette

Discesa

Scendiamo felicioni fino all’inizio della scala, poi intuiamo che sarà una cosa dolorosa: il sentiero che toglie il fiato da quanto è ripido in salita, in discesa è pure peggio. Le ginocchia implorano già pietà quando non siamo ancora usciti dal catino. Quando arriviamo nei primi boschi poi ci dobbiamo fermare per rilassare i muscoli delle gambe, anche perché ancora c’è strada da fare. E tanta.

Mattina al Velo della Madonna
Ciao, scenografica casetta, ciao

La passeggiata sulla forestale non è poi così corta, anzi sembra non voler finire mai, ma alla fine arriviamo in vista del parcheggio, dove cambiamo scarpe e molliamo i vestiti fradici, cambiandoci nel bagno della funivia. Poi voliamo a pranzo a San Martino City. Infine caffè e via, verso l’autostrada. Non male per un weekend. Fortuna che il giorno dopo è lunedì e ci si va a riposare al lavoro.

Tempistiche

Per salire abbiamo impiegato 4h30 escluso il pranzo, mentre per scendere quasi 4 ore filate, comprese le pause per defibrillare le ginocchia che ogni tanto sono obbligatorie. Il sentiero è veramente molto pendente in alcuni punti, ma non è mai difficile, è sempre tratteggiato sulla carta.

More and more Dolomiti da passeggiare sotto alle freccine. Spulciate che qualcosa che vi piace lo trovate per forza.

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feniceisola Pale di San Martino, Trentino

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